Londra, 13 febbraio 2026 – Un sistema planetario che ribalta tutto quello che gli astronomi credevano di sapere è stato scoperto attorno alla stella LHS 1903, a circa 90 anni luce da noi. La notizia, pubblicata oggi su Science, arriva dal gruppo dell’Università di Warwick guidato da Thomas Wilson, che ha lavorato sui dati del telescopio spaziale Cheops dell’Agenzia Spaziale Europea. Una scoperta che potrebbe costringere a rivedere le teorie sulla nascita dei pianeti.
Un sistema “al contrario” rispetto al nostro
Nel nostro Sistema Solare, i pianeti rocciosi – Mercurio, Venere, Terra e Marte – stanno vicino al Sole. I giganti gassosi – Giove, Saturno, Urano e Nettuno – si trovano invece più lontano. Ma attorno a LHS 1903 le cose non vanno così: il pianeta più vicino è roccioso, poi ci sono due giganti gassosi. La vera sorpresa arriva però con il quarto pianeta, quello più lontano dalla stella: anche lui è roccioso, una situazione mai vista prima.
“Quando abbiamo guardato i dati – racconta Wilson – ci siamo accorti che qualcosa non tornava. Il pianeta più esterno non era un gigante gassoso, come pensavamo, ma un piccolo mondo roccioso. È la prima volta che vediamo qualcosa del genere”.
Come si sono formati questi pianeti?
Fino ad ora, secondo i modelli classici, i pianeti vicino alla stella sono rocciosi perché la loro atmosfera leggera viene spazzata via dal calore. I giganti gassosi si formano più lontano, dove il gas resta e si accumula. Qui, invece, il fatto che l’ultimo pianeta sia roccioso ha sorpreso gli scienziati.
Gli esperti hanno escluso che i pianeti si siano spostati dopo la formazione o che il più esterno abbia perso l’atmosfera a causa di una collisione. “I dati di Cheops – spiega Wilson – mostrano che i quattro pianeti non sono nati tutti insieme, ma uno dopo l’altro, partendo dal più vicino alla stella”.
Un sistema con poco gas a disposizione
La stella LHS 1903 è una nana rossa, debole e fredda. Secondo il team britannico, quando si è formato il quarto pianeta, il sistema aveva quasi finito tutto il gas intorno a sé. “Sembra che abbiamo trovato la prima prova di un pianeta nato in un ambiente povero di gas”, sottolinea Wilson.
Il telescopio Cheops, lanciato nel 2019 e attivo almeno fino al 2026, è stato costruito proprio per studiare i pianeti fuori dal nostro Sistema Solare. Grazie alla sua precisione, gli scienziati sono riusciti a misurare con grande dettaglio dimensioni e composizione dei quattro pianeti.
Un colpo alle certezze dell’astronomia
Questo sistema “a rovescio” apre nuovi interrogativi su come si formano i pianeti attorno alle stelle. “Dovremo rivedere alcune delle nostre idee fisse”, ammette Wilson. “Non possiamo più dare per scontato che i pianeti rocciosi stiano sempre vicino alla stella e i giganti gassosi più lontano”.
Per ora, non ci sono altri sistemi simili conosciuti. Ma la missione Cheops e le prossime osservazioni potrebbero scoprire altri casi strani. “Ogni volta che pensiamo di aver capito l’universo – confida uno dei ricercatori – arriva una scoperta che ci fa ricominciare da capo”.
Un piccolo pianeta roccioso ai confini di un sistema lontano: per gli astronomi, una sfida e un’occasione per riscrivere le regole della formazione dei mondi.
