Roma, 14 febbraio 2026 – Scavare nel Dna per tornare alle origini della vita, molto prima dell’antenato comune di tutti gli organismi, vissuto circa 4 miliardi di anni fa. È questa la sfida che si sono messi davanti Aaron Goldman dell’Oberlin College, Greg Fournier del Massachusetts Institute of Technology e Betül Kaçar dell’Università del Wisconsin-Madison. Il loro studio, pubblicato su Cell Genomics, punta a scovare i geni più antichi mai esistiti, quelli che potrebbero essere i precursori di ogni forma di vita conosciuta.
I geni universali: la chiave per capire il passato
Secondo i ricercatori, la risposta sta in una famiglia di geni chiamati “universali” perché si trovano nel Dna di tutti gli esseri viventi. Questi geni, spiegano gli autori, sono come un filo rosso che attraversa tutta la storia evolutiva della Terra. “La storia di questi paraloghi universali è l’unica traccia che abbiamo sui primi organismi”, ha detto Fournier, sottolineando l’importanza di studiare ogni dettaglio che questi geni possono rivelare.
Paraloghi universali: cosa sono e perché contano
Al centro dello studio ci sono i cosiddetti paraloghi universali. Sono geni che nel corso del tempo si sono duplicati più volte, creando copie con funzioni leggermente diverse. Un esempio chiaro è il gene dell’emoglobina nell’uomo: ci sono otto versioni diverse, tutte nate da duplicazioni avvenute milioni di anni fa. Quando un gene è presente in almeno due copie in tutti gli organismi viventi, significa che la sua origine risale a prima dell’ultimo antenato comune.
Un viaggio indietro nel tempo grazie al Dna
Le caratteristiche base degli organismi di oggi – come la presenza di una membrana cellulare e un genoma fatto di Dna – erano già presenti nell’ultimo antenato comune. Ma per capire come sono nate queste strutture bisogna andare ancora più indietro. Lo studio mostra che analizzare i paraloghi universali permette di ricostruire eventi evolutivi che sono avvenuti prima della comparsa delle prime cellule come le conosciamo.
Cosa cambia per la biologia evolutiva
Questa ricerca apre nuove strade nello studio dell’evoluzione molecolare. “Dobbiamo tirare fuori da questi geni quante più informazioni possibile”, ha ribadito Fournier. La diffusione universale dei paraloghi indica che le duplicazioni genetiche sono state un motore essenziale per l’aumento della complessità biologica. Ogni copia in più ha dato la possibilità di sperimentare nuove funzioni e adattamenti.
Limiti e sfide per il futuro
Gli autori ammettono che la storia è ancora incompleta: molto è andato perso nel tempo e alcune ipotesi devono essere confermate con nuovi dati. Però, la presenza di questi geni duplicati in tutte le forme di vita conosciute è una pista solida per ricostruire la storia più antica della Terra. “È come avere un manoscritto antico in mano – ha raccontato Kaçar – dove ogni parola può svelare un pezzo nascosto della nostra origine”.
Un campo in continua evoluzione
Il lavoro su Cell Genomics è solo l’inizio. Nuove tecniche di sequenziamento e analisi promettono di affinare la ricerca sui paraloghi universali. L’obiettivo, dicono i ricercatori, è tracciare con più precisione le tappe che hanno portato dalla chimica primordiale alle prime cellule viventi. Un cammino ancora pieno di misteri, ma che grazie al Dna oggi sembra meno oscuro.
In attesa di nuovi sviluppi, la comunità scientifica segue con attenzione questi risultati: ogni scoperta sui geni universali potrebbe riscrivere le pagine più antiche della storia della vita sul nostro pianeta.
