Brividi: il nostro alleato segreto contro le infezioni

Brividi: il nostro alleato segreto contro le infezioni

Brividi: il nostro alleato segreto contro le infezioni

Giada Liguori

Febbraio 14, 2026

Milano, 14 febbraio 2026 – Quando si avvertono brividi durante l’influenza, non è solo un fastidio legato alla febbre, ma una vera e propria strategia messa in atto dal cervello per difendersi. Lo conferma una ricerca della Nagoya University Graduate School of Medicine, pubblicata su The Journal of Physiology, che fa luce sui modi in cui il corpo combatte l’infezione.

Brividi: il segnale che il corpo cerca calore

Lo studio spiega che i brividi non sono solo un sintomo sgradevole. Sono un messaggio chiaro che il cervello manda per spingere a cercare calore. “Alzare la temperatura corporea aiuta a fermare la crescita dei germi e a far lavorare meglio le difese immunitarie”, dice Kazuhiro Nakamura, uno degli autori. Quindi, quando si ha l’influenza, mettere una coperta in più o aumentare il riscaldamento non è solo per sentirsi meglio: è un meccanismo naturale che aiuta a guarire.

Il ruolo chiave della prostaglandina E2 e dell’ipotalamo

La sostanza che fa scattare tutto questo è la prostaglandina E2 (PGE2), prodotta dal sistema immunitario quando c’è un’infezione. Questa sostanza agisce sull’area preottica dell’ipotalamo, che controlla la temperatura corporea, causando la febbre. Ma non solo: la PGE2 fa scattare anche i brividi, aumenta la produzione di calore nel grasso bruno e restringe i vasi sanguigni della pelle.

“Pensiamo che la PGE2 agisca anche su altre parti del cervello, come il nucleo parabrachiale laterale (LPB), che trasmette i segnali sensoriali”, aggiunge Takaki Yahiro, coautore ora all’Oregon Health and Science University.

Topi e calore: un esperimento che parla chiaro

Per provarlo, i ricercatori hanno fatto esperimenti su topi sani e su topi con alti livelli di PGE2. Li hanno messi su due piastre metalliche: una a 28°C, temperatura neutra, e l’altra a 39°C, più calda. I topi sani preferivano la piastra fresca, mentre quelli con più PGE2 cercavano il caldo, alzando così la loro temperatura interna.

“Questo mostra che la PGE2 non solo scatena risposte automatiche, ma influenza anche il comportamento degli animali”, spiega Yoshiko Nakamura, terzo autore. Insomma, il cervello spinge a cercare calore quando si è malati.

Due aree del cervello per tenere tutto sotto controllo

L’analisi ha messo in luce due zone importanti: l’area preottica, che regola le risposte automatiche come i brividi e la produzione di calore, e il nucleo parabrachiale laterale (LPB), che guida il comportamento, come la voglia di stare in un posto più caldo. Solo così si capisce come il corpo coordini reazioni automatiche e scelte consapevoli.

Il recettore EP3: il comando della ricerca del calore

I ricercatori hanno studiato i quattro tipi di recettori per la PGE2 (EP1-EP4). Il protagonista è il recettore EP3, che fa partire la ricerca del calore. “Quando abbiamo bloccato EP3 nei topi, hanno smesso di scegliere la piastra calda”, racconta Nakamura. Un dettaglio che potrebbe aprire strade nuove per curare febbre e brividi nell’uomo.

Cosa significa per la nostra salute

Anche se lo studio è stato fatto sui topi, le conseguenze per l’uomo sono evidenti. “Capire questi meccanismi può aiutarci a gestire meglio febbre e brividi durante le malattie”, conclude Yahiro. Per ora, coprirsi quando si hanno i brividi resta un gesto importante: è il cervello che lo chiede, un segnale evolutivo per aiutarci a guarire.