Oklahoma City, 14 febbraio 2026 – Il Tyrannosaurus rex non cresceva così in fretta come si era sempre pensato. Una nuova ricerca, pubblicata su PeerJ, mostra che per diventare adulto ci metteva circa 40 anni, quasi il doppio di quanto stimato finora. Lo studio, guidato da Holly Woodward dell’Università di Oklahoma State, ha usato una tecnica di microscopia all’avanguardia per esaminare gli anelli di crescita nelle ossa fossili, svelando nuovi dettagli sulla vita di uno dei dinosauri più famosi.
Come si misura davvero la crescita dei dinosauri
Gli studiosi da tempo sanno che nelle ossa dei dinosauri ci sono degli anelli di crescita, un po’ come quelli dei tronchi degli alberi. “Ogni anno si forma un nuovo anello, così possiamo capire quanti anni aveva l’animale e quanto velocemente cresceva”, spiega Woodward. Fino ad oggi, si pensava che il T. rex arrivasse alla maturità intorno ai 25 anni.
Ma con il nuovo metodo, che usa la luce polarizzata, sono emersi anelli molto più sottili, invisibili con le tecniche tradizionali. “Abbiamo riesaminato molti fossili storici e abbiamo scoperto che la crescita era più lenta e durava più a lungo di quanto credevamo”, racconta la ricercatrice.
Quasi mezzo secolo per diventare adulti
I dati raccolti mostrano che il Tyrannosaurus rex impiegava quasi quarant’anni per crescere del tutto. Un tempo molto più lungo di quanto si immaginasse, che cambia molte idee su come viveva e si comportava questo predatore. “Non era un animale che diventava subito grande e dominante”, sottolinea Woodward. “La sua strategia evolutiva era un’altra”.
Questo significa anche che i giovani T. rex dovevano affrontare rischi e competere per anni prima di poter cacciare prede di grandi dimensioni.
Nuovi dubbi sulle specie di Tyrannosaurus
L’analisi degli anelli ha portato a un’altra scoperta interessante: alcune differenze tra i fossili finora considerati tutti T. rex potrebbero indicare specie diverse. Da tempo si parla di una specie più piccola, chiamata Nanotyrannus.
Le nuove tecniche hanno confermato queste differenze. “Abbiamo trovato almeno 17 fossili che potrebbero far parte di un vero e proprio ‘gruppo di specie’ all’interno del genere Tyrannosaurus”, spiega Woodward. Un risultato che apre nuove strade per capire la varietà dei grandi predatori del Cretaceo.
Un salto avanti per la paleontologia
Lo studio pubblicato su PeerJ segna una svolta nello studio dei dinosauri carnivori. La possibilità di leggere con più precisione gli anelli di crescita dà ai ricercatori uno strumento nuovo per ricostruire la storia di queste creature estinte. “Solo ora riusciamo a capire quanto fosse complessa la crescita di questi animali”, ammette la paleontologa.
Secondo esperti come il professor Mark Norell dell’American Museum of Natural History, questi risultati “costringeranno a riscrivere molti libri e a ripensare il modo in cui i grandi dinosauri vivevano e si adattavano”.
La storia dei giganti è ancora da scrivere
Il lavoro di Holly Woodward e del suo team dimostra quanto il campo della paleontologia sia ancora aperto e pieno di sorprese. Ogni nuova tecnica può cambiare radicalmente quello che sappiamo di creature vissute milioni di anni fa. E come dice la stessa ricercatrice, “ci sono ancora tanti misteri da scoprire sulle vite di questi giganti del passato”.
