Boston, 14 febbraio 2026 – Sono passati centocinquanta anni da quel 14 febbraio 1876, quando Alexander Graham Bell bussò per la prima volta allo U.S. Patent Office con la richiesta di brevetto per il telefono. Fu l’inizio di una rivoluzione che ha cambiato per sempre il modo di comunicare. Quasi in contemporanea, lo stesso giorno, l’ingegnere americano Elisha Gray presentò un caveat, una sorta di dichiarazione preliminare, per un apparecchio simile. Una coincidenza che avrebbe scatenato una delle dispute più famose nella storia dell’innovazione.
La corsa al brevetto: Bell batte Gray di un soffio
I documenti dell’epoca raccontano che la domanda di Bell arrivò di poche ore prima rispetto a quella di Gray. Una differenza che fece tutta la differenza. Il 7 marzo 1876 Bell ottenne il brevetto numero 174.465, che descriveva “un metodo per trasmettere la voce umana tramite segnali elettrici”. Tre giorni dopo, nel suo laboratorio di Boston, Bell fece la prima telefonata della storia. “Mr. Watson, come here, I want to see you” furono le parole rivolte al suo assistente, Thomas Watson. Frase che ancora oggi è entrata nei libri di storia della tecnologia.
Quell’esperimento del 10 marzo dimostrò che la voce poteva viaggiare su un filo, trasformata in impulsi elettrici e poi di nuovo in suono. All’epoca sembrava quasi fantascienza. Eppure, da quel momento il telefono divenne realtà.
La battaglia legale e il ruolo di Elisha Gray
La storia non finì con il brevetto in tasca. Gray non si arrese e rivendicò di aver avuto prima lui quell’idea, sostenendo di aver creato un trasmettitore simile a quello di Bell. Ne seguì una lunga battaglia in tribunale, fatta di ricorsi e testimonianze. Alla fine, i giudici americani confermarono la validità del brevetto di Bell.
“Non c’è dubbio che Bell abbia presentato la domanda per primo”, disse anni dopo uno dei giudici coinvolti. Ma le somiglianze tra i due progetti alimentarono sospetti e polemiche per decenni. Solo col tempo il telefono uscì dal laboratorio per diventare uno strumento di uso quotidiano.
La nascita della Bell Telephone Company e l’espansione del telefono
Nel 1877 nacque la Bell Telephone Company, destinata a diventare un colosso delle telecomunicazioni. In pochi anni le linee telefoniche iniziarono a diffondersi nelle grandi città americane: New York, Chicago, Philadelphia. Gli apparecchi erano ancora ingombranti e costosi, spesso ospitati nei salotti della borghesia urbana, ma l’interesse cresceva a vista d’occhio.
Le prime centrali telefoniche aprirono nel 1878. A Boston, secondo le cronache, si collegarono appena ventuno abbonati. Ma in meno di dieci anni la rete si allargò fino a migliaia di utenti. “È come parlare con qualcuno nella stanza accanto”, scriveva un cronista del Boston Globe nel 1885.
Il contributo dimenticato di Antonio Meucci
La storia del telefono non è solo Bell e Gray. Nel 2002 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti riconobbe ufficialmente il ruolo pionieristico dell’italiano Antonio Meucci. Nel 1871 Meucci aveva depositato un caveat, il numero 3335, chiamato “Sound Telegraph”, dove descriveva la sua invenzione, in attesa di trovare i soldi per un brevetto vero e proprio.
Quel caveat scadde nel dicembre 1874 e non fu mai rinnovato. “Se Meucci avesse avuto i mezzi per brevettare la sua idea – spiegò il deputato Vito Fossella durante il dibattito – oggi forse racconteremmo una storia diversa”. La risoluzione non ha tolto il brevetto a Bell, ma ha dato finalmente il giusto riconoscimento a Meucci.
Un’eredità che parla ancora a noi
Oggi il telefono è un oggetto quotidiano, quasi scontato. Ma dietro ogni chiamata c’è una storia fatta di intuizioni geniali, rivalità accese e battaglie legali. Una storia che parte da un laboratorio di Boston e arriva dritta ai nostri smartphone. E che, dopo centocinquant’anni, ci ricorda quanto sia sottile il confine tra invenzione e riconoscimento.
