Monaco di Baviera, 14 febbraio 2026 – Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha lanciato un messaggio chiaro: l’Europa deve prepararsi a un futuro con mercati finanziari sempre più instabili. È stato durante la tavola rotonda sulle dipendenze commerciali e le catene di approvvigionamento globali, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che Lagarde ha messo in guardia leader politici ed economici. Le tensioni geopolitiche e le politiche industriali più aggressive stanno cambiando profondamente l’economia mondiale.
Mercati in tempesta: la Bce si prepara alla volatilità
“La Bce deve essere pronta a gestire un clima più turbolento,” ha detto Lagarde poco dopo le 10, dalla sala principale dell’Hotel Bayerischer Hof. Ha richiamato l’attenzione sulle crisi recenti che hanno messo a dura prova le catene di approvvigionamento: dalla pandemia alle tensioni tra Stati Uniti e Cina, fino ai conflitti in Medio Oriente. Per lei, questi eventi non sono casi isolati, ma segnali di un futuro con turbulenze sui mercati finanziari sempre più frequenti. “Con politiche industriali più decise e tensioni geopolitiche in aumento, è probabile che i mercati vedano più spesso momenti di crisi,” ha avvertito, mentre la platea seguiva attenta.
Non è solo teoria. Negli ultimi mesi, la crisi dei microchip e i blocchi nei porti del Mar Rosso hanno dimostrato quanto sia fragile il sistema degli scambi internazionali. “Dobbiamo evitare che questo stress porti a vendite forzate di titoli in euro sui mercati globali,” ha aggiunto Lagarde, sottolineando il rischio che improvvise ondate di sfiducia colpiscano la moneta unica.
Commercio e sicurezza: un legame che si fa più stretto
“Oggi il commercio è una questione di sicurezza, non solo economica,” ha proseguito Lagarde, evidenziando come il confine tra economia e geopolitica si sia assottigliato. Negli ultimi decenni, ha ricordato, l’interdipendenza economica tra Paesi è cresciuta fino a diventare una rete fitta e complessa. Quella stessa rete, un tempo vista come un punto di forza, oggi è anche una fonte di fragilità.
“Prima era una garanzia di stabilità, ora è un rischio: esposto a crisi globali come la pandemia e alla crescente militarizzazione delle dipendenze,” ha spiegato. La pandemia di Covid-19 ha messo in luce quanto l’Europa dipenda da fornitori esteri per beni fondamentali, dai farmaci ai componenti elettronici. E negli ultimi anni, alcuni Paesi hanno iniziato a usare queste dipendenze come strumenti politici.
Verso l’autonomia strategica dell’Europa
Lagarde ha chiesto un cambio di passo deciso. “Questo cambiamento è fondamentale per l’Europa. Siamo la più aperta tra le grandi economie, ma ora dobbiamo puntare all’autonomia strategica,” ha detto con fermezza. L’Unione Europea non può più permettersi di restare esposta agli shock esterni. Serve rafforzare le filiere interne, cercare fornitori diversi e investire in settori chiave.
Il tema dell’autonomia strategica non è nuovo, ma oggi è più urgente che mai. Bruxelles sta già lavorando per aumentare la produzione di semiconduttori e batterie. E molti governi, Italia compresa, spingono per incentivi all’industria locale.
Le reazioni e cosa ci aspetta
Le parole di Lagarde hanno suscitato attenzione tra i presenti. Alcuni industriali hanno espresso preoccupazione per i costi della transizione, mentre altri hanno sottolineato l’urgenza di muoversi in fretta per non restare indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. “Non possiamo più dipendere da pochi fornitori,” ha detto a margine un funzionario tedesco.
La Bce continuerà a tenere d’occhio i mercati e le catene di approvvigionamento. “Siamo pronti a intervenire se serve,” ha assicurato Lagarde prima di concludere. Nei corridoi del Bayerischer Hof, la sensazione è chiara: per l’Europa è arrivato il momento di fare scelte difficili.
