Londra, 14 febbraio 2026 – Potrebbe risolversi a breve uno dei più duri misteri dell’esplorazione spaziale: dove si trovò esattamente il primo allunaggio della storia, quello della sonda sovietica Luna 9, nel febbraio del 1966. Un gruppo di ricerca internazionale guidato da Lewis Pinault dell’University College di Londra ha ridotto notevolmente l’area possibile grazie a un nuovo studio pubblicato sulla rivista npj Space Exploration. Ora, tutto dipende dal prossimo sorvolo della sonda indiana Chandrayaan-2, previsto per marzo, che potrebbe finalmente confermare la posizione esatta dei resti di quella storica missione.
Luna 9, la caccia al sito perduto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale
Per più di sessant’anni la posizione precisa di Luna 9 è stata un’incognita. Dopo l’impresa, il primo atterraggio morbido sulla Luna e la prima trasmissione di immagini dalla sua superficie, il quotidiano sovietico Pravda aveva diffuso le coordinate. Ma, con le tecnologie di allora e la segretezza del programma spaziale sovietico, quei dati lasciavano spazio a molti dubbi.
Nel 2009, con l’arrivo delle immagini ad alta risoluzione scattate dal Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, si pensava che il mistero potesse finalmente essere risolto. Invece, la qualità dei dati storici e la vastità dell’area da controllare hanno reso il compito ancora impossibile. “Le coordinate pubblicate erano troppo vaghe per i nostri strumenti”, ha spiegato Pinault ieri.
Yolo-Eta, l’algoritmo che cerca i segni umani sulla Luna
La svolta è arrivata con un algoritmo chiamato Yolo-Eta (You-Only-Look-Once—Extraterrestrial Artifact), un sistema di visione artificiale creato per individuare i segni lasciati dai lander nelle immagini satellitari. È stato addestrato sulle foto dei siti degli allunaggi Apollo e testato con successo anche sulle tracce di un’altra sonda sovietica, Luna 16 (1970).
Usando Yolo-Eta su un’area di circa cinque chilometri quadrati intorno alle coordinate storiche di Luna 9, il team ha trovato diversi siti candidati con anomalie che sembrano proprio gli effetti lasciati da un lander artificiale. “Abbiamo individuato segni che sembrano disturbi del terreno provocati da oggetti umani”, ha detto Pinault. “Non possiamo ancora dire con certezza il punto esatto, ma abbiamo ristretto parecchio la ricerca”.
Chandrayaan-2, il prossimo passo decisivo
La risposta definitiva potrebbe arrivare già a marzo, quando la sonda indiana Chandrayaan-2 sorvolerà da vicino la zona. Dotata di strumenti capaci di mappare la superficie lunare con dettagli finora mai raggiunti, potrebbe finalmente scattare foto dei resti di Luna 9 o almeno fornire dati chiari per individuarli senza dubbi.
“Le missioni robotiche e umane sulla Luna stanno per aumentare molto”, ha osservato Pinault. “Eppure ancora non abbiamo un modo sistematico per catalogare i nostri artefatti e detriti”. Secondo il ricercatore britannico, trovare con precisione questi siti e proteggerli sarà possibile anche grazie a strumenti come l’intelligenza artificiale.
Un patrimonio da salvare: la memoria delle prime missioni spaziali
La questione va oltre la scienza. I resti di Luna 9 sono una testimonianza preziosa delle prime esplorazioni umane nello spazio. “Solo allora – ha confidato un membro del team – potremo davvero dire di conoscere la storia della Luna”. Ma tra detriti e nuovi progetti, il rischio che questi luoghi vengano dimenticati o danneggiati è concreto.
Il prossimo mese potrebbe segnare un momento importante, non solo per gli storici dell’astronautica, ma anche per chi guarda al futuro della presenza umana nello spazio. Nel frattempo, gli occhi degli scienziati restano fissi sulle immagini che arriveranno dall’India. In attesa che il mistero di Luna 9 venga finalmente svelato.
