Washington, 14 febbraio 2026 – Il prossimo 19 febbraio, la Commissione europea sarà a Washington per partecipare alla riunione del Board of Peace. A rappresentare l’Unione sarà la commissaria al Mediterraneo, Dubravka Suica. A confermarlo è stata la portavoce dell’esecutivo Ue, che ha sottolineato come l’Europa si concentrerà soprattutto sulla crisi di Gaza, senza però dare un appoggio formale all’organismo. Una precisazione arrivata dopo giorni di trattative e pressioni, soprattutto dagli Stati Uniti.
Board of Peace, cresce l’attesa per l’incontro a Washington
Fonti europee raccontano che la riunione del Board of Peace doveva essere divisa in due parti: un confronto sulla crisi a Gaza e una sessione dedicata al funzionamento e alla struttura del Board. Negli ultimi giorni però si è deciso di unire tutto in un unico appuntamento, che si terrà nella capitale americana. Sono attese una ventina di delegazioni internazionali, con rappresentanti di governi europei, mediorientali e delle principali organizzazioni multilaterali.
La presenza di Suica – commissaria croata in carica dal 2019 e con un ruolo chiave sulle questioni mediterranee – è stata confermata dopo un confronto interno alla Commissione. “Parteciperemo solo al dibattito su Gaza”, ha detto la portavoce, chiarendo che Bruxelles non intende entrare direttamente nel Board of Peace. Una scelta che rispecchia le cautele dell’Unione europea davanti a nuovi equilibri diplomatici spinti dagli Stati Uniti.
Pressioni Usa, l’Europa resta cauta
A Bruxelles si parla di “forti pressioni” arrivate da Washington per assicurarsi una presenza europea autorevole all’incontro. Gli Stati Uniti puntano a dare più peso internazionale al Board of Peace, soprattutto in vista delle delicate trattative su Gaza e la stabilità della regione. “Gli americani hanno spinto molto”, confida un funzionario europeo. “Non volevano che l’Europa restasse ai margini”.
Nonostante questo, la Commissione ha scelto di mantenere una linea prudente. Nessun appoggio ufficiale al Board, almeno per ora, ma apertura a discutere della crisi umanitaria e delle prospettive di pace nella Striscia. Una posizione che riflette le divisioni dentro l’Ue sulle strategie da seguire in Medio Oriente e il timore di essere coinvolti in iniziative non condivise da tutti i Ventisette.
Gaza, al centro del confronto internazionale
Il cuore dell’incontro sarà la situazione a Gaza, dove l’emergenza umanitaria resta drammatica. Secondo l’Onu, oltre due milioni di persone vivono in condizioni disperate, con scarso accesso a cibo, acqua e cure mediche. Il Board of Peace – nato su impulso americano – vuole coordinare gli sforzi internazionali per spingere verso un cessate il fuoco e aprire la strada a negoziati tra le parti.
“La priorità è proteggere i civili”, ha detto ieri Suica, durante una breve dichiarazione a margine di una riunione preparatoria a Bruxelles. La commissaria ha ribadito l’impegno dell’Ue per una soluzione politica della crisi, sottolineando la necessità di “un dialogo che coinvolga tutte le parti interessate”.
Chi ci sarà al vertice e cosa aspettarsi
A Washington sono attese delegazioni di almeno venti Paesi, tra cui Francia, Germania, Egitto, Giordania e Qatar. La lista completa non è stata ancora resa pubblica, ma gli organizzatori puntano a un gruppo ampio e rappresentativo. L’incontro si svolgerà a porte chiuse, con sessioni riservate ai capi delegazione e momenti di confronto tecnico tra esperti.
Per l’Unione europea è una prova delicata: da una parte, la necessità di non tirarsi indietro nel confronto internazionale su Gaza; dall’altra, la volontà di mantenere una posizione autonoma rispetto alle iniziative americane. “Siamo pronti a fare la nostra parte”, ha assicurato Suica, “ma senza rinunciare ai principi che guidano la politica estera europea”.
Il vertice del 19 febbraio potrebbe essere il primo passo verso una collaborazione più stretta sulla crisi mediorientale. Resta però molta incertezza sul futuro del Board of Peace e sul ruolo che l’Europa vorrà o potrà giocare nei mesi a venire.
