Roma, 14 febbraio 2026 – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto oggi la possibilità che il governo italiano chieda le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi. Lo ha detto durante un incontro con i giornalisti a Monaco di Baviera, dove si sta svolgendo la conferenza sulla sicurezza. Una mossa che segue le richieste già arrivate da Francia e Germania dopo alcune dichiarazioni della funzionaria italiana che hanno sollevato polemiche.
Tajani: “Le sue parole non sono da rappresentante Onu”
“Le sue dichiarazioni e il suo comportamento non sono all’altezza del ruolo che ricopre”, ha detto Tajani rispondendo alle domande dei cronisti. Il ministro ha voluto precisare che non vuole entrare nel merito di questioni personali, ma chi ha un incarico così importante deve mantenere un comportamento istituzionale. “Non si tratta di fatti privati, ma quando sei in quella posizione puoi esprimere critiche forti, certo, ma non puoi comportarti come se fossi il capo di una fazione”, ha aggiunto.
Tajani ha spiegato che la posizione di Albanese, che ricopre l’incarico dal maggio 2022, non è in linea con le aspettative del governo italiano. Ha anche ricordato che la nomina non dipende da Roma: “Non è il governo a nominarla, è una scelta dell’Onu, ma lei esprime posizioni che non rappresentano il nostro Paese”.
Lo scontro europeo e il caso Albanese
La vicenda arriva in un momento già teso in Europa. Nei giorni scorsi, sia Parigi sia Berlino avevano chiesto ufficialmente le dimissioni di Francesca Albanese, criticando alcune sue affermazioni considerate troppo di parte sul conflitto israelo-palestinese. Secondo fonti diplomatiche, le sue parole sarebbero viste come “incompatibili con l’imparzialità richiesta dal mandato ONU”.
La stessa Albanese, originaria di Bari e giurista di professione, ha risposto dicendo di aver sempre agito “nel rispetto del diritto internazionale e dei principi delle Nazioni Unite”. Ma la pressione politica è aumentata, soprattutto dopo la diffusione di alcuni passaggi controversi dei suoi interventi pubblici.
Italia, una linea più decisa
Fino a poco fa, l’Italia aveva mantenuto un profilo più basso rispetto ai partner europei. Oggi, però, le parole di Tajani mostrano un cambio netto. “Credo sia inevitabile che il governo chieda le dimissioni di Francesca Albanese, come hanno fatto Francia e Germania”, ha detto il ministro degli Esteri. Una posizione più chiara rispetto alla prudenza dei giorni scorsi.
Fonti del ministero spiegano che la questione sarà affrontata anche in Parlamento nei prossimi giorni. Alcuni deputati della maggioranza hanno già espresso sostegno a Tajani, mentre dall’opposizione si chiede maggiore chiarezza sulle ragioni e sui rapporti tra l’Italia e le Nazioni Unite.
Il nodo ONU e le relazioni diplomatiche
Il caso Albanese potrebbe aprire un nuovo fronte nei rapporti tra Roma e l’ONU. La relatrice speciale per i territori palestinesi è una figura indipendente, nominata dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il suo compito è raccogliere informazioni e fare raccomandazioni sulla situazione nei territori occupati.
Secondo alcuni esperti, la richiesta di dimissioni da parte di tre importanti Paesi europei rischia di mettere in discussione l’autonomia delle procedure ONU. “Il rischio è di creare un precedente pericoloso per l’indipendenza dei relatori speciali”, ha spiegato un funzionario delle Nazioni Unite contattato da alanews.it.
Cosa succederà adesso
Al momento, la Albanese non ha rilasciato nuove dichiarazioni dopo le parole di Tajani. La sua posizione resta sotto osservazione sia a New York sia nelle principali capitali europee. Nei corridoi della Farnesina si aspetta una risposta ufficiale dal Segretariato generale dell’ONU, mentre cresce l’attenzione anche tra le associazioni per i diritti umani.
La vicenda, partita da alcune dichiarazioni pubbliche e proseguita con richieste formali da parte di diversi governi europei, potrebbe avere sviluppi già nelle prossime settimane. Intanto, il governo italiano si prepara a ufficializzare la propria posizione nelle sedi internazionali.
