Roma, 14 febbraio 2026 – Le rappresentanze studentesche delle università telematiche Mercatorum, Pegaso e San Raffaele Roma hanno spedito oggi una lettera aperta al Ministero dell’Università e della Ricerca e alla ministra Anna Maria Bernini. La richiesta è chiara: un segnale definitivo sul futuro degli esami online in questi atenei, una questione che, dicono gli studenti, sta creando “una vera incertezza e tanta preoccupazione” tra chi frequenta.
Esami online, studenti in pressing per chiarezza
La lettera, diffusa stamattina e già firmata da molti studenti, si rivolge non solo alle istituzioni ma a tutta la comunità accademica, chiamata a un confronto aperto e trasparente. “Non vogliamo scorciatoie o regole speciali – si legge – ma una decisione politica chiara e definitiva”. Per gli studenti, la questione degli esami è diventata cruciale per migliaia di iscritti, soprattutto dopo la pandemia e il ritorno agli esami in presenza.
Il dibattito, dicono, non dovrebbe limitarsi a uno scontro tra “rigore” e “flessibilità”. Serve invece garantire standard di qualità uguali per tutti, ma allo stesso tempo allargare le possibilità di accesso allo studio. “La vera sfida – spiegano – è questa: mantenere gli stessi standard e permettere a più persone di studiare”.
Norme attuali e richieste degli studenti
Gli studenti riconoscono che le attuali Linee guida (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) stabiliscono che gli esami devono svolgersi in presenza, anche se sono previste alcune deroghe. Tuttavia, sottolineano che la legge lascia margini per aggiornamenti, soprattutto con l’evoluzione tecnologica.
“Capisco perché c’è questa norma – ha detto uno studente rappresentante –: serve a garantire che gli esami siano seri, uniformi e credibili, con controlli adeguati. È un obiettivo che condividiamo”. Ribadiscono però che la qualità non si discute, ma chiedono che il confronto non si fermi a posizioni ideologiche o di parte.
Chiamata al dialogo e a regole condivise
Nella lettera, le rappresentanze studentesche invitano il Ministero a promuovere un dibattito pubblico che coinvolga tutti i protagonisti dell’università, partendo dagli studenti. L’idea è evitare che decisioni “prese soprattutto per motivi ideologici” finiscano per chiudere la porta allo studio a tanti giovani, sempre più numerosi.
“Chiediamo regole comuni – si legge ancora – coerenti con quanto già detto dal Ministero: la qualità deve essere garantita a prescindere da come si fanno gli esami”. Una posizione che richiama anche quella del gruppo Multiversity, cui appartengono le tre università promotrici.
Scontri e futuro ancora incerto
La lettera ha raccolto già molte firme, non solo tra gli studenti delle università telematiche ma anche in atenei tradizionali interessati al tema della didattica a distanza. Per i promotori, la questione riguarda ormai una fetta importante del sistema universitario italiano: “Non si può ignorare che sempre più studenti scelgono la formazione online per lavoro, famiglia o distanza”, ha detto uno degli organizzatori.
Al momento il Ministero non ha ancora risposto ufficialmente. Fonti vicine alla ministra Bernini confermano però che la questione è al centro delle discussioni e sarà affrontata nelle prossime settimane. Nel frattempo, la partita resta aperta: tra chi vuole garanzie sulla qualità degli esami e chi chiede più flessibilità, il futuro degli esami online nelle università telematiche è tutto da decidere.
