Addio a Pino Colizzi, la voce indimenticabile del doppiaggio italiano

Addio a Pino Colizzi, la voce indimenticabile del doppiaggio italiano

Addio a Pino Colizzi, la voce indimenticabile del doppiaggio italiano

Giada Liguori

Febbraio 15, 2026

Roma, 15 febbraio 2026 – Pino Colizzi, una delle voci più famose e amate del doppiaggio italiano, si è spento oggi nella sua città natale, Roma, all’età di 88 anni. La notizia, confermata dalla famiglia nelle prime ore del mattino, ha subito fatto il giro del mondo dello spettacolo e tra i tanti fan che per decenni hanno riconosciuto il suo timbro inconfondibile. Nato nel 1937, Colizzi ha legato il suo nome a un’epoca d’oro del cinema e della tv italiana, dando voce a star come Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif e Franco Nero.

Una voce che ha fatto la storia

Chi ha visto almeno una volta “Gesù di Nazareth” di Zeffirelli, trasmesso in Italia nel 1977, ricorda bene la voce intensa e misurata di Robert Powell: quella era proprio la sua, di Colizzi, che con quel doppiaggio ha segnato un’epoca. Ma la sua carriera è iniziata molto prima, negli anni Sessanta, quando il doppiaggio in Italia era una vera e propria scuola di mestiere. “Era un perfezionista, non lasciava nulla al caso”, ha raccontato oggi Franco Nero al telefono con alanews.it.

Colizzi non è stato solo voce, ma anche volto in alcune pellicole. Nel 1999, per esempio, ha recitato in “Un tè con Mussolini”, ancora una volta diretto da Zeffirelli. Ma è stato soprattutto dietro il microfono che ha costruito la sua leggenda: da Christopher Reeve nei primi tre “Superman”, a Robert De Niro ne “Il padrino – Parte II”, fino a Martin Sheen nell’iconico “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola. “Quando sentivi quella voce, sapevi che era lui”, ha confidato un tecnico del suono storico della CDC Sefit.

Famiglia e lavoro, un legame profondo

Nella vita privata, Colizzi è stato sposato con la collega Manuela Andrei, anche lei doppiatrice di lungo corso. Dal loro matrimonio sono nati due figli, Carlo e Chiara, che hanno scelto di restare lontani dai riflettori ma sono sempre stati molto legati al padre. “Papà era severo ma giusto”, ha scritto la figlia in un breve messaggio diffuso nel pomeriggio. La famiglia ha chiesto rispetto per la privacy, e al momento non sono stati resi noti dettagli sulle esequie.

Il mondo del doppiaggio, spesso fuori dalla luce dei riflettori, oggi si è stretto attorno al ricordo di Colizzi. “Ha dato dignità a un mestiere che in Italia è sempre stato fondamentale per il cinema”, ha detto Vittorio De Angelis, collega e amico di lunga data. Chi ha lavorato con lui ricorda un uomo che arrivava sempre con largo anticipo in sala di registrazione, studiava ogni battuta con cura, discuteva con i direttori e non si accontentava mai della prima prova.

L’affetto di colleghi e fan

Sui social, già dalle prime ore del giorno, sono arrivati centinaia di messaggi di cordoglio. Molti hanno condiviso clip audio dei suoi doppiaggi più famosi: la scena finale di “Apocalypse Now”, il monologo di Gesù nel film di Zeffirelli, alcune battute cult di Michael Douglas in “Wall Street”. “Sembrava parlasse proprio a te”, ha scritto un fan su X (ex Twitter).

Anche diversi attori italiani hanno voluto rendere omaggio a Colizzi. “Un maestro silenzioso”, l’ha definito Luca Ward, oggi una delle voci più note in Italia. “Ci ha insegnato che dietro ogni parola c’è un’emozione da restituire”.

Se ne va un pezzo di storia del cinema italiano

Con la morte di Pino Colizzi si chiude una pagina importante del doppiaggio italiano. Un mestiere che lui ha contribuito a nobilitare, lavorando con registi come Zeffirelli e Coppola e dando voce a generazioni di attori internazionali. Ma chi lo ha conosciuto racconta che non amava i riflettori: preferiva il silenzio ovattato delle sale di registrazione, dove ogni dettaglio contava.

“Non era solo una voce”, ha detto oggi un ex direttore del doppiaggio Rai. “Era un modo di essere”. Forse è proprio questa la sua eredità: la cura per il lavoro ben fatto, la passione discreta che attraversa i decenni e resta nel cuore di chi l’ha ascoltato.