Il sorprendente segreto per una pelle giovane: da orsi e maiali a una bellezza senza tempo

Il sorprendente segreto per una pelle giovane: da orsi e maiali a una bellezza senza tempo

Il sorprendente segreto per una pelle giovane: da orsi e maiali a una bellezza senza tempo

Giada Liguori

Febbraio 15, 2026

Seattle, 15 febbraio 2026 – Il segreto per una pelle più giovane potrebbe nascondersi in piccole strutture chiamate creste epidermiche. Queste si trovano nell’uomo, nei maiali e negli orsi grizzly, ma mancano nei topi e nei primati che di solito si usano nei laboratori. La scoperta, pubblicata ieri su Nature da un team della Washington State University, getta nuova luce sull’invecchiamento della pelle e apre la strada a nuovi trattamenti per cicatrici e malattie come la psoriasi.

Creste epidermiche: cosa sono e perché contano

Le creste epidermiche – spiegano i ricercatori guidati dalla professoressa Heather Talbott – sono come un “velcro biologico” che tiene insieme lo strato esterno della pelle, l’epidermide, al tessuto sotto, il derma. Questo aggancio garantisce elasticità e forza alla pelle. Col tempo, però, queste creste si appiattiscono: la pelle si assottiglia, perde tonicità e diventa più fragile, più soggetta a cedimenti e danni.

Un dato che ha sorpreso il gruppo riguarda quando queste creste si formano. “Finora si pensava che nascessero durante la vita fetale”, dice Talbott. “Invece, abbiamo visto che compaiono solo dopo la nascita”. Un cambio di prospettiva che spiega perché molte ricerche precedenti non ne avevano colto l’importanza.

Perché i modelli animali hanno rallentato la ricerca

Per anni, gli studi sulla pelle si sono basati su topi e primati. Peccato che questi animali non abbiano le stesse creste epidermiche degli esseri umani. “Ci siamo resi conto che stavamo guardando nel posto sbagliato”, confessa il dottor Michael Jensen, coautore dello studio. Solo passando ai maiali, la cui pelle è molto simile a quella umana per struttura e spessore, i ricercatori hanno potuto osservare la formazione delle creste in tempo reale.

Gli esperimenti sono stati fatti tra il laboratorio di Pullman, nello Stato di Washington, e un centro veterinario collegato. Hanno seguito lo sviluppo della pelle di decine di maialini dalla nascita ai primi mesi, usando microscopi avanzati e analisi genetiche.

La proteina Bmp: una pista per nuovi trattamenti

Il passo successivo è stato capire quale meccanismo molecolare regola la formazione delle creste. Qui entra in gioco la proteina Bmp (Bone morphogenetic protein), già nota per il suo ruolo nello sviluppo delle ossa. “Abbiamo visto che la Bmp guida la crescita delle creste epidermiche”, racconta Jensen. “Se riuscissimo a stimolarla anche nella pelle adulta, potremmo far tornare la pelle come nuova”.

Non è solo un’idea. Negli Stati Uniti, la Bmp è già approvata dalla Food and Drug Administration per alcuni trattamenti ortodontici. “Questo ci dà un vantaggio”, sottolinea Talbott. “Potremmo pensare a cure specifiche per la pelle vecchia o danneggiata, senza dover rifare tutti i test di sicurezza”.

Cosa significa per la pelle e le malattie cutanee

Le possibilità sono tante. Il primo obiettivo è combattere l’invecchiamento della pelle: se si riattivano le creste epidermiche, la pelle potrebbe restare più elastica e compatta più a lungo. Ma i ricercatori guardano anche oltre: “Pensiamo a nuovi trattamenti per cicatrici profonde o malattie come la psoriasi”, spiega Talbott.

Per ora, però, i test sull’uomo non sono ancora partiti. Il team della Washington State University sta preparando i protocolli da avviare nei prossimi mesi. Intanto, la scoperta ha già attirato l’attenzione dei dermatologi europei. “È una svolta”, commenta il professor Giovanni Pellacani dell’Università di Modena e Reggio Emilia. “Finalmente abbiamo un obiettivo concreto”.

Un nuovo modo di guardare alla ricerca sulla pelle

La storia delle creste epidermiche mostra quanto sia importante scegliere il modello animale giusto nella ricerca. Solo così, guardando con occhi diversi, emergono dettagli che possono cambiare tutto. Eppure, come ammettono gli stessi autori, restano molte domande aperte: perché alcune specie hanno queste creste e altre no? Quali altri fattori ne influenzano la formazione?

Per ora, una cosa è chiara: la strada per una pelle più giovane passa anche da dettagli minuscoli, invisibili a occhio nudo, ma fondamentali per la salute di milioni di persone.