Arundhati Roy abbandona la Berlinale: la polemica scaturita dai commenti di Wenders su Gaza

Arundhati Roy abbandona la Berlinale: la polemica scaturita dai commenti di Wenders su Gaza

Arundhati Roy abbandona la Berlinale: la polemica scaturita dai commenti di Wenders su Gaza

Giada Liguori

Febbraio 16, 2026

Berlino, 16 febbraio 2026 – Arundhati Roy, celebre scrittrice indiana, ha deciso di ritirarsi dalla Berlinale 2026. Una scelta forte, dettata dalla protesta per le parole del presidente della giuria, Wim Wenders, sul ruolo dei registi nei conflitti politici. L’annuncio è arrivato ieri sera, a poche ore dall’inizio del festival che si tiene a Berlino dal 12 al 22 febbraio.

Roy lascia la Berlinale dopo le parole di Wenders

La polemica è scoppiata durante la conferenza stampa di apertura. Wenders, regista tedesco noto per film come “Al di là delle nuvole”, ha detto che i cineasti dovrebbero “stare fuori dalla politica”. Ha spiegato che “se facciamo film esplicitamente politici, entriamo in quel campo”. Secondo lui, i registi dovrebbero essere “il contrappeso, l’opposto della politica”, raccontando il lavoro delle persone, non le azioni dei politici. Parole che hanno colpito profondamente Roy, che avrebbe dovuto partecipare al festival per la proiezione della versione restaurata di “In Which Annie Gives It Those Ones”, film tv anglo-indiano del 1989 da lei scritto e interpretato.

La reazione di Roy: “Scioccata e disgustata”

In un’intervista a The Wire, testata indiana, Roy ha detto di essere rimasta “a bocca aperta” ascoltando quelle affermazioni. L’autrice di “Il dio delle piccole cose” ha aggiunto che quelle parole sembrano un modo per chiudere il dibattito su un crimine contro l’umanità, che invece si sta consumando sotto i nostri occhi, in tempo reale. Roy ha ribadito che artisti, scrittori e registi devono fare tutto il possibile per fermare quello che sta succedendo a Gaza.

Il contesto: Berlinale e il conflitto a Gaza

Il conflitto a Gaza è stato al centro delle discussioni negli ultimi mesi, anche nelle istituzioni culturali tedesche. Roy ha raccontato di essere stata “profondamente turbata dalle posizioni prese dal governo tedesco e da diverse istituzioni culturali sulla Palestina”. Allo stesso tempo, però, ha riconosciuto di aver ricevuto “solidarietà politica” quando ha parlato al pubblico tedesco del genocidio a Gaza. La sua assenza alla Berlinale è un segnale chiaro, in un momento in cui il ruolo politico degli artisti è più acceso che mai.

Le parole di Roy e la risposta del festival

“Se i più grandi registi e artisti del nostro tempo non si alzano e parlano apertamente, la storia li giudicherà”, ha detto Roy, confermando il suo dissenso verso Wenders. “Sono scioccata e disgustata. Con grande rammarico, annuncio che non sarò alla Berlinale”. Al momento, il festival non ha risposto ufficialmente. La direzione ha solo confermato che l’autrice indiana non sarà presente alla programmazione prevista.

Un festival attraversato dalle tensioni

La vicenda ha acceso il dibattito tra addetti ai lavori e pubblico. Nei corridoi del festival, tra le sale del Berlinale Palast e i caffè di Potsdamer Platz, si parla molto del ruolo degli artisti di fronte ai grandi temi politici. Alcuni registi hanno espresso solidarietà a Roy, altri hanno preferito non commentare. La proiezione di “In Which Annie Gives It Those Ones”, prevista il 18 febbraio alle 19:30 al Kino International, si farà comunque, ma senza la presenza dell’autrice.

Arte e politica: un nodo sempre aperto

La scelta di Arundhati Roy riporta al centro il rapporto tra arte e politica. In un periodo segnato da conflitti e tensioni sociali, la posizione degli artisti diventa tema di confronto anche nei grandi eventi culturali. La Berlinale 2026, che avrebbe dovuto celebrare la carriera della scrittrice con una retrospettiva speciale, si trova ora a fare i conti con un’assenza che pesa – non solo sul programma, ma sul senso stesso del festival.