Berlino, 16 febbraio 2026 – Dieci anni, otto Paesi attraversati e una famiglia siriana in fuga dalla guerra. È questo il viaggio raccontato da “One in a Million”, il documentario firmato da Itab Azzam e Jack MacInnes, premiato al Sundance Film Festival con il riconoscimento per la miglior regia e il premio del pubblico nella sezione World Cinema Documentary. Protagonista è Israa, ventunenne, che ripercorre l’infanzia segnata dal conflitto in Siria e la difficile ricostruzione di sé in Germania.
Israa, il viaggio che cambia la vita
Quando i registi incontrano Israa, nel 2015, lei ha appena undici anni. Vive ad Aleppo, una città devastata dalla guerra civile, e aiuta il padre in un mercato turco vendendo sigarette. “Ogni volta che vedo il sangue mi ricordo della Siria”, dice davanti alla telecamera. Una frase che resta impressa, come un filo che attraversa tutto il documentario. La famiglia è costretta a lasciare casa e affronta un viaggio lungo e incerto: otto Paesi attraversati, gran parte del tragitto a piedi, fino a raggiungere la Germania.
La regista Itab Azzam racconta: “Abbiamo viaggiato con loro mentre cercavano sicurezza. Speravamo che Israa trovasse una vita migliore, ma solo il tempo lo avrebbe detto”. Il film segue Israa per dieci anni, da bambina vivace a giovane donna segnata dalle esperienze vissute.
Una nuova vita che non cancella le difficoltà
L’arrivo in Germania è una svolta per Israa e la sua famiglia. La ragazza si adatta in fretta alla scuola, fa nuove amicizie e si apre a opportunità che in Siria non avrebbe mai avuto. La madre, Nisreen, assapora per la prima volta un senso di libertà: “Voglio aprire i miei occhi e quelli dei miei figli”, dice davanti alla telecamera. Dopo anni chiusa in casa e un matrimonio combinato, Nisreen trova nel nuovo Paese uno spazio tutto suo.
Non tutti però si adattano allo stesso modo. Il padre, Tarek, all’inizio incuriosito dalla cultura tedesca, si fa più rigido col tempo. Vuole mantenere le regole tradizionali e si scontra con i cambiamenti in famiglia. Nel documentario emerge come questa tensione sfoci anche in episodi di violenza domestica. La regista Azzam riflette: “La nuova vita in Germania le ha dato opportunità che non avrebbe mai immaginato. Ma ha anche spezzato la sua famiglia”.
Identità e fede: il ritorno all’hijab
Il tempo in Germania porta Israa a fare i conti con la propria identità. Durante l’adolescenza conosce Mohammed, un ragazzo poco più grande, che la aiuta a riscoprire il senso profondo dell’Islam. È in questo periodo che Israa sceglie di tornare a indossare l’hijab. Una decisione personale, maturata dopo un percorso di riflessione e di riscoperta delle proprie radici.
Il documentario mostra come questo riavvicinamento alla fede diventi per Israa un equilibrio tra passato e presente. “Solo allora ho capito cosa vuol dire essere musulmana qui”, confida in una delle scene più intime del film.
Una storia che parla a tutti
“One in a Million” non racconta solo una storia di migrazione. Attraverso la vita di Israa, il film esplora i cambiamenti profondi che colpiscono chi lascia tutto per cercare sicurezza altrove. Cambiano i rapporti in famiglia, si ridefiniscono i ruoli, si aprono ferite difficili da chiudere.
Il successo al Sundance – con il premio per la regia e quello del pubblico – conferma la forza emotiva e sociale del documentario. Un racconto che mette al centro le voci dei protagonisti, senza filtri né retorica. E che lascia una domanda aperta: come si ricostruisce una vita quando tutto cambia? Israa, oggi ventunenne, continua a cercare una risposta per le strade di Berlino.
