Berlino, 16 febbraio 2026 – Alla Berlinale 2026, tra le luci fredde del Berlinale Palast e il chiacchiericcio dei giornalisti di tutto il mondo, è approdato oggi un film che ha subito acceso la discussione: “Good Luck, Have Fun, Don’t Die” di Gore Verbinski. Un titolo che suona quasi come un monito, un invito a non arrendersi di fronte al pericolo – sempre più concreto – dell’intelligenza artificiale. Il regista americano, famoso per “The Ring” e “I Pirati dei Caraibi”, torna dopo dieci anni con un film che mescola azione, commedia e fantascienza, ma soprattutto lancia un allarme chiaro: la minaccia digitale è già qui.
Apocalisse digitale tra ironia e tensione
Il film, presentato in anteprima mondiale oggi alle 14:30 nella sala principale del festival, ha come protagonista Sam Rockwell. Interpreta un uomo che dice di venire dal futuro. La storia si svolge in un diner di Los Angeles, dove Rockwell prende in ostaggio alcuni clienti – persone comuni, ciascuna con i propri problemi e stranezze – sperando di trovare alleati improbabili per una missione disperata: fermare un bambino prodigio di nove anni che sta per creare quell’IA destinata a distruggere il mondo.
Secondo la trama, il protagonista è già tornato indietro nel tempo 117 volte, senza mai riuscire a cambiare il corso degli eventi. Al suo fianco ci sono i coniugi Mark e Janet (interpretati da Michael Peña e Zazie Beetz), entrambi insegnanti; Susan (Juno Temple), madre segnata dalla perdita del figlio in una sparatoria scolastica; Scott (Asim Chaudhry), autista Uber; e Ingrid (Haley Lu Richardson), giovane donna allergica a cellulari e Wi-Fi. Un gruppo variegato, confuso, che deve fare i conti con una minaccia invisibile ma ovunque.
La tecnologia, nuova peste dei nostri tempi
Verbinski non gira intorno al punto: “Con l’IA non si scappa, sta arrivando, è inevitabile”, ha detto ieri sera in conferenza stampa. “Gli esseri umani sono qui da tremila anni, ma ora stiamo creando un organismo digitale fuori controllo. Invece di curare il cancro o portarci su Marte, scrive canzoni per te. Come se volesse respirare al posto tuo o fare l’amore per te”. Parole che hanno colpito, soprattutto in un pubblico abituato a messaggi più rassicuranti sul futuro della tecnologia.
Il film alterna momenti surreali a scene di pura tensione: flashback mostrano insegnanti minacciati da adolescenti ipnotizzati dagli smartphone, mentre il fidanzato di Ingrid si rifugia in una realtà virtuale che sostituisce quella reale. Una distopia che sembra già familiare a chiunque abbia guardato un vagone della metropolitana nelle ore di punta.
Paura e curiosità sul futuro che ci aspetta
Scritto dal comico inglese Matthew Robinson, “Good Luck, Have Fun, Don’t Die” non si limita a scenari da incubo. Verbinski, pur ammettendo una certa inquietudine (“Non sono molto convinto che l’IA debba scrivere poesie o canzoni”), lascia spazio anche alla speranza: “Ci saranno cose in cui l’intelligenza artificiale sarà utile. E se dovesse diventare quella creatura cattiva che vedete nel mio film, forse potremmo raccontarle una fiaba. Magari anche lei avrà problemi con la mamma… D’altronde, sono i suoi anni formativi”.
Un’ironia amara che non nasconde la preoccupazione per una tecnologia sempre più autonoma e difficile da controllare. “Non mi piacciono le storie tutte uguali”, ha aggiunto il regista. “Voglio credere che ci sia ancora spazio per l’imprevedibilità umana”.
Berlinale, tra grande cinema e temi caldi
La scelta della Berlinale di mettere in programma il film proprio quest’anno non è casuale. Il festival tedesco conferma ancora una volta la sua attenzione ai temi più urgenti. Nelle sale piene di Potsdamer Platz, tra spettatori giovani e critici navigati, il dibattito sull’intelligenza artificiale è già partito. Eppure, tra una battuta e una scena d’azione, resta la domanda più difficile: siamo davvero pronti a quello che abbiamo creato?
“Good Luck, Have Fun, Don’t Die” arriverà nelle sale italiane a maggio. Nel frattempo, Berlino osserva – e riflette – sulle ombre digitali che si allungano sul nostro domani.
