Torino, 16 febbraio 2026 – La procura di Torino ha avviato nuove perquisizioni negli uffici di via Giannone 10, nel cuore della città, nell’ambito dell’inchiesta sulle opere d’arte della famiglia Agnelli. L’indagine, partita dopo un servizio di Report e ora passata per competenza a Piazzale Clodio a Roma, si concentra sul sospetto di una esportazione illecita di almeno 16 quadri di grande valore. Secondo alcune ricostruzioni, le opere sarebbero state nascoste in Svizzera attraverso società fiduciarie.
La pista svizzera sotto la lente
Dai documenti emerge che la traccia principale porta al Punto Franco di Chiasso, un deposito svizzero noto per la custodia riservata di oggetti di pregio. Proprio nel box numero 253 si ritiene fossero conservate le opere. A confermarlo è una relazione di fine 2022 firmata da Andrea Galli, investigatore svizzero che collabora da anni con Margherita Agnelli. Il rapporto, basato su fonti riservate e corredato da alcune foto, è stato inviato alla procura milanese guidata dall’aggiunto Eugenio Fusco.
Il 7 luglio 2022, su richiesta delle autorità italiane, la polizia svizzera ha fatto irruzione nel box indicato. Presenti anche il titolare della M.Ars SA, Giovanni Gabriele Martino – figlio del defunto Massimo Martino, storico commerciante d’arte vicino a Gianni Agnelli –, il suo collaboratore Gennaro Martusciello, il direttore del Punto Franco Antonio Sala e il responsabile della società di trasporti Mobel Transport, Peter Thomas Lang. Ma il box era vuoto. Nessuna traccia dei quadri.
La corsa a ritrovare i quadri spariti
Gli investigatori ritengono che il contenuto del box sia stato spostato nella cosiddetta Cabina 15, sempre nel Punto Franco. Anche qui, però, i controlli non hanno portato alla scoperta di alcuna opera. Questo dettaglio ha aumentato i sospetti: forse i quadri sono stati trasferiti altrove, in altri depositi svizzeri o affidati a nuove società fiduciarie.
Nel mirino ci sono almeno sedici quadri firmati da nomi di spicco dell’arte moderna: Carlo Carrà, Max Ernst, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Juan Mirò, insieme a opere di Giacomo Balla, Giorgio de Chirico e persino un Monet. Pezzi dal valore stimato in decine di milioni di euro. I Carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali lavorano senza sosta per ricostruire i movimenti delle opere e scovare eventuali nuovi nascondigli.
Le mosse legali e cosa aspettarsi
I legali di Margherita Agnelli hanno chiesto ufficialmente una nuova rogatoria alle autorità svizzere. L’obiettivo è far luce una volta per tutte sulla sorte dei quadri e capire se siano ancora in territorio elvetico. “Serve chiarezza – ha detto uno degli avvocati – perché questa storia si trascina da troppo tempo e riguarda beni di grande valore culturale”. La procura romana, che ora guida l’inchiesta dopo il passaggio degli atti da Milano, sta valutando se allargare le indagini ad altre società fiduciarie attive tra Svizzera e Lussemburgo.
Fonti vicine agli investigatori parlano di una “partita complicata”, dove la riservatezza bancaria e la struttura delle fiduciarie rendono difficile seguire le tracce dei quadri. Eppure, sottolineano gli inquirenti, “ogni movimento lascia un segno”, anche nei circuiti più protetti.
Il nodo dell’esportazione senza permessi
Al centro dell’inchiesta resta il sospetto che le opere siano state portate all’estero senza le necessarie autorizzazioni ministeriali. Un reato grave, che negli ultimi anni ha attirato sempre più l’attenzione delle autorità italiane, soprattutto dopo casi simili che hanno coinvolto altre famiglie storiche dell’imprenditoria.
Le prime ricostruzioni indicano che i quadri sarebbero usciti dall’Italia tra il 2003 e il 2010, un periodo segnato da passaggi generazionali e dispute ereditarie nella famiglia Agnelli. Da allora, le opere sarebbero state affidate a società fiduciarie svizzere, con la scusa di “proteggere il patrimonio”. Ma per gli investigatori, si tratta di un modo per sfuggire ai controlli.
L’inchiesta continua
Al momento nessuna opera è stata recuperata. Gli inquirenti incrociano dati bancari, testimonianze e documenti doganali senza sosta. “Non ci fermeremo finché non avremo risposte”, confida una fonte della procura. Intanto, la vicenda tiene banco tra gli addetti ai lavori e riporta al centro del dibattito la tutela del patrimonio artistico italiano all’estero.
