La sfida da 100 miliardi: consumi fuori casa tra inflazione e crescita del low alcohol

La sfida da 100 miliardi: consumi fuori casa tra inflazione e crescita del low alcohol

La sfida da 100 miliardi: consumi fuori casa tra inflazione e crescita del low alcohol

Giada Liguori

Febbraio 16, 2026

Rimini, 16 febbraio 2026 – Il fuori casa in Italia resta un pilastro dell’economia, con un fatturato che supera i 100 miliardi di euro. Bar, ristoranti e hotel sono ben 382mila, e danno lavoro a 1,5 milioni di persone, di cui il 55% donne. A dirlo è l’International Horeca Meeting di Rimini, dove la Federazione italiana dei distributori, Italgrob, ha fatto il punto sul settore. Numeri solidi, certo, ma anche sfide importanti: l’inflazione pesa e i consumatori cambiano modo di comportarsi.

Fuori casa, numeri in bilico e nuove sfide sul tavolo

I dati presentati a Rimini raccontano di un 2025 con un calo nel traffico dei locali, con un -0,8% rispetto all’anno prima. Però il fatturato è salito del 3%, più dell’inflazione media italiana. “Non è che si consumi di più, è che i prezzi sono più alti”, ha spiegato Antonio Portaccio, presidente di Italgrob. Insomma, meno gente ma che spende di più, spesso perché non ha scelta.

Il settore resta comunque un punto fermo per l’occupazione. Nei bar e ristoranti la maggioranza dei lavoratori sono donne, il 55%, e tanti giovani. “Il fuori casa è uno dei pochi settori dove le donne sono la maggioranza”, ha sottolineato Dino Di Marino, direttore generale della Federazione.

Consumatori in cambiamento: meno alcol, più delivery

Dal meeting è emerso un consumatore che cambia. Si cerca di risparmiare, per esempio si beve meno alcolici (-7%), mentre crescono i prodotti low e no-alcohol (+13%) e l’acqua del rubinetto (+5%). “La GenZ sta davvero cambiando le carte in tavola”, ha detto un operatore a Rimini. I locali pensati per i giovanissimi sono passati dal 9,4% al 15,6% in nove anni.

Il delivery continua a crescere, toccando il 12%. La ristorazione veloce e commerciale guida la ripresa attesa nel 2026. “Non possiamo ignorare l’impatto delle nuove tecnologie e delle piattaforme digitali”, ha aggiunto Matteo Zoppas, presidente di Ice.

Il settore chiede: un Albo speciale e aiuti per le Pmi

Nel corso del convegno non sono mancate le richieste alle istituzioni. Portaccio ha chiesto la creazione di un Albo speciale dei distributori al Ministero del Made in Italy e misure fiscali a favore delle piccole e medie imprese, per proteggerle dal caro vita. “Se non si interviene, rischiamo di perdere terreno”, ha avvertito.

Molto spazio anche alla formazione. La collaborazione con la Luiss Business School punta a preparare i distributori di domani. “Saper fare sarà decisivo per affrontare digitalizzazione e sostenibilità”, ha spiegato Di Marino.

Il cibo italiano tra orgoglio e sfide per l’export

Tra gli ospiti c’erano Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, e il senatore Giorgio Salvitti, che hanno sottolineato il ruolo centrale del cibo italiano come simbolo del Paese. L’export agroalimentare punta ai 73 miliardi di euro entro il 2026. “Il made in Italy resta forte sui mercati esteri”, ha ricordato Zoppas.

Ma la strada è in salita. L’inflazione pesa su famiglie e aziende, e i giovani cercano prodotti diversi e servizi più veloci. Solo una svolta profonda, digitale e sostenibile, può mantenere il settore al centro dell’Italian Lifestyle nei prossimi anni.

A Rimini, per qualche giorno, si è lavorato proprio su questo: trasformare le difficoltà in opportunità, con idee, numeri e proposte per il futuro del fuori casa in Italia.