Piantedosi: l’ideologia italiana che promuove l’irregolarità nei migranti

Piantedosi: l'ideologia italiana che promuove l'irregolarità nei migranti

Piantedosi: l'ideologia italiana che promuove l'irregolarità nei migranti

Matteo Rigamonti

Febbraio 16, 2026

Roma, 16 febbraio 2026 – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito oggi, in un’intervista a Il Giornale, la sua posizione sulle recenti sentenze favorevoli agli immigrati e sui sabotaggi ai treni, che per lui segnano “un salto di qualità” nelle azioni degli anarchici. Piantedosi ha parlato di una “ideologia immigrazionista” che, a suo dire, favorisce l’irregolarità e rallenta i rimpatri, anche di persone con precedenti penali pesanti. “È un movimento minoritario, ma il problema si fa serio quando coinvolge chi ricopre ruoli pubblici di responsabilità”, ha detto il ministro.

Sentenze e rimpatri: il Viminale non molla

Piantedosi ha denunciato l’esistenza in Italia di una corrente che “blocca persino i rimpatri di soggetti pericolosi”, mettendo in discussione le politiche più rigide del governo. Ha portato l’esempio di Milano, dove un uomo con precedenti è stato rilasciato da un centro per i rimpatri grazie a un certificato medico. “Un malessere che però non gli ha impedito di commettere reati gravissimi una volta fuori”, ha spiegato, riferendosi a un episodio di cronaca che ha fatto molto discutere nelle ultime settimane.

Il ministro ha poi ricordato i risultati ottenuti sul fronte dell’immigrazione irregolare: “Abbiamo raddoppiato i rimpatri rispetto a prima e stiamo piano piano riducendo gli sbarchi”. I dati del ministero parlano chiaro: nel 2025 i rimpatri sono cresciuti del 48% rispetto al 2024, mentre gli ingressi irregolari sono calati del 22%. “Gli elettori ci hanno scelto proprio per questo – ha sottolineato – e l’Unione europea ha dato il suo ok alla nostra linea dura”.

Sabotaggi ai treni, una nuova minaccia anarchica

Piantedosi non ha usato mezzi termini per i recenti sabotaggi ai treni, definendoli atti di “terrorismo”. Secondo lui, le azioni degli anarchici e degli antagonisti sono diventate più pericolose rispetto al passato. “Quando ho parlato di questo salto di qualità in Parlamento, qualcuno ha sollevato dubbi”, ha ricordato. Tra gli episodi più eclatanti c’è il blocco della linea ferroviaria Milano-Torino del 10 febbraio, in mattinata, rivendicato da gruppi anarchici.

Sulle accuse rivolte alle forze dell’ordine di non essere intervenute, il ministro è stato chiaro: “Sono illazioni che si commentano da sole. Offendono il lavoro di migliaia di agenti che ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini”. Ha aggiunto che queste critiche servono solo a “giustificare i delinquenti” e ha invitato chi le fa a prendere le distanze dalla violenza.

Criminalità in calo, ma l’allerta resta alta

Nel bilancio tracciato dal Viminale, Piantedosi ha sottolineato una riduzione di molti reati: “Meno crimini, meno sbarchi, meno omicidi e femminicidi”, ha elencato. I dati ufficiali parlano di 271 omicidi volontari nel 2025, contro i 302 dell’anno prima, e di femminicidi scesi da 119 a 104. Sul fronte delle operazioni anticrimine, il ministro ha ricordato “migliaia di arresti contro la criminalità organizzata”, con un occhio particolare al Sud.

Ha poi evidenziato il rafforzamento delle forze di polizia: “Abbiamo aumentato le assunzioni e la presenza sul territorio”. Secondo fonti del ministero, nell’ultimo anno sono stati presi più di 3.500 nuovi agenti.

Critiche all’opposizione e la linea del governo

Piantedosi ha risposto duramente alle opposizioni e a chi propone “soluzioni sbagliate” su immigrazione e droghe leggere. “Non accettiamo lezioni da chi ha fatto peggio in passato o da chi difende chi si scaglia contro le forze dell’ordine”, ha detto. Un chiaro riferimento alle polemiche sulle occupazioni abusive e sulle misure di sicurezza nelle città.

In chiusura, il ministro ha ribadito la volontà del governo di andare avanti per questa strada: “La strada è lunga, ma vediamo i risultati del nostro lavoro. Siamo determinati a proseguire”. Una posizione che promette nuovi scontri nel dibattito politico su immigrazione e ordine pubblico nei prossimi mesi.