Scopri la luce: il sensore che rileva le prime tracce di un tumore nel sangue

Scopri la luce: il sensore che rileva le prime tracce di un tumore nel sangue

Scopri la luce: il sensore che rileva le prime tracce di un tumore nel sangue

Giada Liguori

Febbraio 16, 2026

Pechino, 16 febbraio 2026 – Un nuovo sensore ottico nato alla Shenzhen University potrebbe rivoluzionare la diagnosi precoce dei tumori. Il dispositivo, che usa la luce per scovare nel sangue i primi segnali della malattia, è stato presentato sulla rivista scientifica Optica. A guidare il progetto è il professor Han Zhang. L’idea è di rendere le analisi più veloci e meno invasive, aprendo la strada a controlli di routine più efficaci e tempestivi.

Tumori scoperti prima grazie alla luce

Il punto forte del sensore è la sua capacità di individuare piccolissime tracce di biomarcatori, quelle molecole che fanno da “firma chimica” alle cellule tumorali. “Oggi per trovare questi segnali servono processi lunghi e costosi di amplificazione”, spiega Han Zhang, capo del team. Questo nuovo metodo elimina quella lunga attesa. Basta un semplice prelievo di sangue per avere una diagnosi molto precoce. Secondo gli autori, potrebbe cambiare davvero il modo in cui si seguono e si curano i tumori.

Come funziona il sensore: luce e punti quantici

Il sensore sfrutta un fenomeno chiamato generazione di seconda armonica: due fotoni con la stessa frequenza si uniscono in uno solo, ma con frequenza raddoppiata e lunghezza d’onda dimezzata. È un meccanismo già usato per trasformare laser a infrarossi in luce visibile o ultravioletta. Qui, però, serve ad amplificare il segnale legato ai biomarcatori.

A rendere tutto possibile sono i cosiddetti punti quantici, minuscole particelle che si comportano come “atomi artificiali”. Li troviamo già in televisori e pannelli solari. Nel sensore, questi punti quantici sono collegati da piccole piramidi di DNA, che fanno da “ponte” tra il segnale della luce e la presenza del biomarcatore.

Crispr e le nuove strade della diagnostica

Quando il sensore incontra il biomarcatore, ad esempio una molecola legata al tumore, le piramidi di DNA vengono tagliate grazie alla tecnica di editing genetico Crispr. Questo taglio fa calare subito il segnale ottico, segnalando la presenza della molecola. “Il sistema è flessibile: possiamo adattarlo per scovare virus, batteri o proteine legate a malattie come l’Alzheimer”, spiega Zhang.

Il team sta lavorando per trasformare il prototipo in un dispositivo portatile, facile da usare anche fuori dai laboratori. L’obiettivo è uno strumento accessibile in ambulatori, ospedali di periferia o perfino a casa, così da ridurre i tempi di attesa e seguire meglio i pazienti.

Verso una medicina su misura

I ricercatori vedono in questo sensore un passo avanti verso una medicina sempre più personalizzata. Fare controlli frequenti e poco invasivi permetterebbe di adattare le cure in tempo reale, seguendo l’andamento della malattia con precisione mai vista prima. “Siamo solo all’inizio,” confida un membro del team. La versatilità del sistema apre possibilità anche contro virus e malattie croniche.

Le sfide da superare

Nonostante le promesse, restano ostacoli prima di vederlo in uso su larga scala. Servono altri test clinici per confermare efficacia e sicurezza, oltre a migliorare il dispositivo, rendendolo affidabile e facile da produrre. Ma l’interesse della comunità scientifica è già alto. “Se superiamo questi passaggi – conclude Zhang – potremo dare ai medici un nuovo strumento per combattere i tumori fin dalle prime fasi”.

La ricerca continua nei laboratori e nelle sale riunioni della Shenzhen University. Nel frattempo, la pubblicazione su Optica ha acceso i riflettori internazionali su questa nuova frontiera della diagnostica oncologica.