Parigi, 16 febbraio 2026 – Dal 5 marzo arriva nelle sale con Teodora Film “La mattina scrivo”, il nuovo film di Valerie Donzelli che mette a nudo la precarietà dei nostri tempi. La pellicola, già in gara all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si ispira al bestseller autobiografico “À pied d’œuvre” di Franck Courtès. Racconta la storia di un uomo che lascia tutto alle spalle per inseguire la passione della scrittura, scoprendo un mondo fatto di povertà e lavoro digitale.
Paul Marquet: da fotografo di successo a tuttofare precario
Al centro della storia c’è Paul Marquet, interpretato da Bastien Bouillon, volto noto di “La notte del 12” e “Il Conte di Montecristo”. Paul è un fotografo affermato che, a quarantadue anni, decide di mollare il lavoro sicuro per dedicarsi alla scrittura. Inizialmente sembra una scelta possibile: separato dalla moglie (Virginie Ledoyen) e con due figli ormai grandi e indipendenti, si arrangia con qualche risparmio e qualche lavoretto qua e là. Ma la realtà si fa subito più dura.
Con il tempo, Paul finisce per diventare un vero e proprio tuttofare: idraulico, falegname, muratore, giardiniere. Si iscrive a una piattaforma online dove si fanno offerte di lavoro, ma la concorrenza è spietata e i prezzi calano sempre di più. E non basta: ogni cliente può lasciare una recensione pubblica sulla prestazione, le capacità e perfino sulla simpatia. Un meccanismo che ricorda da vicino le app di consegne o i siti di recensioni per alberghi e ristoranti. Solo che qui in gioco c’è la sopravvivenza di tutti i giorni.
La regista: “Un racconto onesto di passione e solitudine”
Valerie Donzelli, che ha scritto il film insieme a Gilles Marchand, spiega: “Questo è il ritratto di un uomo che lascia una vita comoda per inseguire la scrittura, finendo però nella precarietà. Una scelta profonda e personale che mi ha colpito molto. Ho voluto raccontare il suo percorso con onestà, senza fronzoli, mettendo in luce la sua semplicità e la sua tenacia”.
Donzelli sottolinea il lato più intimo della storia. “Abbiamo creato un personaggio genuino, gentile e determinato. Il film si interroga soprattutto sul valore di una vita guidata da una passione silenziosa, che non fa rumore ma non si ferma mai: il bisogno di creare, a qualunque costo”, ha detto durante la presentazione a Cannes.
Algoritmi e solitudine: il lavoro al tempo del digitale
Franck Courtès, l’autore del libro, non nasconde la durezza della sua esperienza. “In Francia ci sono undici milioni di poveri e io ho scelto di impoverirmi solo perché volevo scrivere”, ha raccontato. Ma il vero focus della sua storia è il sistema digitale che oggi regola il lavoro. “Quello che voglio far capire è come gli algoritmi abbiano un potere enorme, contro cui non c’è sindacato che tenga. È un sistema freddo che azzera la solidarietà. Si resta isolati, si accetta qualunque cosa, e alla fine è tutti contro tutti”.
Nel film questa realtà emerge chiara: Paul si ritrova a dover competere con altri per pochi euro, accettando condizioni sempre più dure pur di trovare lavoro. Le recensioni online diventano una condanna quotidiana. La solitudine cresce.
Creatività, successo e un’amara verità
Una delle frasi più forti, tratta dal libro di Courtès e ripresa nel film, dice: “Finire un testo non vuol dire essere pubblicati. Essere pubblicati non vuol dire essere letti, essere letti non vuol dire essere amati, essere amati non vuol dire avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna”. Un’amara fotografia per chi sceglie la strada della creatività in un mondo dominato da logiche economiche e digitali.
“La mattina scrivo” arriva nelle sale italiane il 5 marzo. Tra arte, lavoro e capitalismo digitale, il film invita a guardare oltre la superficie della società di oggi. E forse a riflettere su quanto poco sappiamo davvero di chi vive appena un gradino sotto di noi.
