Ultimi ciak per ‘Se venisse anche l’inferno’: un viaggio emozionante nel cinema di Samuele Rossi

Ultimi ciak per 'Se venisse anche l'inferno': un viaggio emozionante nel cinema di Samuele Rossi

Ultimi ciak per 'Se venisse anche l'inferno': un viaggio emozionante nel cinema di Samuele Rossi

Giada Liguori

Febbraio 16, 2026

Aosta, 16 febbraio 2026 – Sono agli sgoccioli le riprese di “Se venisse anche l’inferno”, il nuovo film del regista toscano Samuele Rossi, che torna a confrontarsi con la memoria storica italiana. Le telecamere hanno catturato la storia del partigiano Gio, solo e braccato durante l’inverno tra il 1944 e il 1945, tra le montagne innevate di Doues (Aosta) e gli Appennini tosco-emiliani. Un racconto che unisce cinema documentario e guerra, con l’intento, come dice Rossi, di “dare umanità e verità a una pagina spesso ridotta all’essenziale della nostra storia”.

Tra le Alpi e gli Appennini: il set sfida il gelo

Fino al 14 febbraio la troupe ha lavorato in condizioni davvero dure: freddo intenso, neve alta e vento gelido. Il cuore delle riprese si è spostato oltre i 2mila metri, nell’abbandonato alpeggio di Arp De Praz, a Doues. Tra vecchie baite e sentieri ghiacciati, si sono girate le scene più difficili. “Abbiamo scelto questi posti per la loro autenticità – confida Rossi –. Solo qui si sente davvero il senso di isolamento e resistenza che volevamo mostrare”.

Non solo montagne alpine. Il set si è poi spostato sugli Appennini tosco-emiliani: a Fanano (Modena), sotto il monte Cimone, e a Cantagallo (Prato), nelle vallate nascoste della Riserva dell’Acquerino e a Villa Guicciardini. Luoghi poco frequentati dal cinema, ma fondamentali nella storia della Resistenza.

Un cast tra volti nuovi e conferme

Sul set di Rossi arrivano per la prima volta l’attore ceco Ivan Franek, già conosciuto in Europa, e l’attrice intensa e versatile Giusi Merli. Ma a catturare l’attenzione è il debutto davanti alla macchina da presa di Cisco, ex voce dei Modena City Ramblers. “Non avrei mai pensato di recitare in un film sulla Resistenza – ha detto Cisco durante una pausa –. Questa storia però mi ha subito colpito: è dura, vera, senza fronzoli”.

Il film segue la vicenda di Gio, nome di battaglia, partigiano rimasto solo dopo un rastrellamento nazifascista. Rifugiato in una baita sulle Alpi, Gio affronta uno degli inverni più rigidi del nostro Paese, quello del 1944. “Abbiamo ricostruito tutto nei minimi dettagli – spiega il regista –. Dalla fame al freddo, dalla paura alla speranza: volevamo che chi guarda sentisse davvero cosa hanno passato quei ragazzi”.

Inverno, memoria e lotta

Il titolo, “Se venisse anche l’inferno”, prende spunto da un canto alpino della Prima guerra mondiale, “Su pei monti vien giù la neve”, adattato dai partigiani. Una scelta che non è casuale: “Volevamo collegare la Resistenza a una memoria più antica – racconta Rossi –. La montagna è sempre stata un luogo di lotta, non solo nel ’44”.

La produzione ha deciso di girare in luoghi veri, senza costruire set in studio. Questo ha significato fatica e una logistica complicata: “Abbiamo portato tutto a mano, spesso con le slitte”, racconta uno degli assistenti. Le riprese notturne, con vento e gelo, hanno messo a dura prova attori e tecnici.

L’appuntamento con il pubblico

L’uscita è prevista per l’autunno 2026. Il film, frutto di una collaborazione tra realtà indipendenti toscane e piemontesi, punta anche ai festival internazionali. “Non è solo un film sulla guerra – sottolinea Rossi –. È una storia di resistenza umana, di scelte difficili, di solitudine e coraggio”.

Il progetto si inserisce in quel filone di cinema italiano che riscopre la memoria collettiva con linguaggi che mescolano fiction e documentario. “Abbiamo lavorato con storici locali e testimoni diretti”, precisa il regista. “Volevamo evitare ogni forma di retorica”.

Sul set, tra una scena e l’altra, si respira un’atmosfera sospesa: silenzi lunghi, mani intirizzite, sguardi che cercano conforto nel fuoco acceso davanti alla baita. Solo così si capisce quanto sia sottile il confine tra racconto cinematografico e memoria viva.

Con “Se venisse anche l’inferno”, Samuele Rossi prova a dare voce a chi ha vissuto davvero quegli anni. E a chi oggi cerca ancora risposte tra le pieghe della storia.