Roma, 17 febbraio 2026 – Questa mattina Giorgia Meloni ha varcato la soglia di Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, per partecipare alla cerimonia in occasione del 97° anniversario dei Patti Lateranensi e del 42° dell’Accordo di modifica del Concordato. Un evento che, come da tradizione, richiama le più alte cariche istituzionali italiane e vaticane, in un clima di dialogo tra Stato e Chiesa che si rinnova ogni anno.
Palazzo Borromeo, il cuore delle istituzioni
Poco dopo le 10, la premier è stata accolta all’ingresso, in via delle Belle Arti, dal personale diplomatico. Al suo fianco, una nutrita rappresentanza del governo: il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Alessandra Locatelli (Disabilità), Marina Elvira Calderone (Lavoro), Giuseppe Valditara (Istruzione), Anna Maria Bernini (Università), Giancarlo Giorgetti (Economia), Andrea Abodi (Sport) ed Eugenia Roccella (Famiglia). Un gruppo che dimostra l’attenzione dell’esecutivo verso il dialogo con la Santa Sede.
Non sono mancati i rappresentanti vaticani. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, è arrivato accompagnato dal sostituto, monsignor Edgar Peña Parra. Poco dopo è entrata anche la delegazione della Conferenza Episcopale Italiana, guidata dal cardinale Matteo Zuppi. Tra Meloni e Parolin, una stretta di mano breve ma calorosa ha dato il via alle celebrazioni. “Un momento importante per ricordare il cammino condiviso”, ha commentato un funzionario presente.
Patti Lateranensi, un’eredità che parla ancora
I Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929 tra Regno d’Italia e Santa Sede, hanno chiuso la cosiddetta “Questione romana”, sancendo la nascita dello Stato della Città del Vaticano e definendo i rapporti tra Italia e Chiesa cattolica. Nel 1984, con l’Accordo di modifica del Concordato, Italia e Santa Sede hanno aggiornato gli accordi, ridefinendo anche il ruolo della religione cattolica nella nostra Costituzione.
“Questi anniversari sono l’occasione per riflettere sul valore della collaborazione tra istituzioni civili e religiose”, ha spiegato una fonte diplomatica italiana. L’atmosfera, secondo quanto trapela, è stata sobria e rispettosa. Nessun discorso ufficiale in apertura, solo brevi saluti tra le delegazioni.
Scuola, famiglia, diritti sociali: i temi sul tavolo
Anche se in modo informale, al centro del confronto ci sono stati temi caldi come la libertà educativa, la tutela della famiglia e il sostegno ai più fragili. “Il dialogo con la Chiesa su questi temi è continuo”, ha ricordato il ministro Valditara a margine dell’incontro. Anche la ministra Roccella ha sottolineato l’importanza di “un confronto aperto su diritti sociali e politiche per la natalità”.
La presenza di molti ministri con deleghe sociali non è passata inosservata. Secondo un partecipante, “si è voluto lanciare un segnale chiaro: queste sono questioni che interessano tanto il governo quanto la Chiesa italiana”.
Un momento simbolico tra passato e presente
La cerimonia a Palazzo Borromeo si conferma così un appuntamento dal forte valore simbolico. Non solo memoria storica, ma anche un’occasione per ribadire la volontà di mantenere aperto il dialogo tra le due sponde del Tevere. “Solo parlando si possono affrontare le sfide comuni”, ha osservato il cardinale Zuppi in un breve scambio con i giornalisti.
L’incontro si è svolto in un clima tranquillo, senza tensioni o annunci particolari. Fuori qualche curioso e un discreto servizio d’ordine. Dentro, l’atmosfera era quella delle grandi occasioni istituzionali: sobria, composta, attenta a ogni dettaglio.
Italia e Santa Sede, avanti insieme
Guardando al futuro, da entrambe le parti emerge la volontà di continuare su una strada di collaborazione concreta. Al centro dell’agenda ci sono temi come l’accoglienza dei migranti, la lotta alla povertà educativa e la promozione della pace nel mondo. “Il rapporto tra Italia e Santa Sede è solido”, ha confermato il sottosegretario Mantovano lasciando Palazzo Borromeo poco dopo mezzogiorno.
La giornata si è chiusa senza dichiarazioni ufficiali della premier Meloni, che ha lasciato l’ambasciata intorno alle 12.30. Un appuntamento che, come ogni anno, rinnova quel filo sottile tra storia e attualità nei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica.
