Robert Powell: il mio Gesù nell’epica visione di Zeffirelli 50 anni dopo

Robert Powell: il mio Gesù nell'epica visione di Zeffirelli 50 anni dopo

Robert Powell: il mio Gesù nell'epica visione di Zeffirelli 50 anni dopo

Giada Liguori

Febbraio 17, 2026

Firenze, 17 febbraio 2026 – Robert Powell, l’attore britannico che ha segnato un’epoca con il suo ruolo in Gesù di Nazareth, è tornato a Firenze oggi. Con sé ha portato i calzari, la frusta e i chiodi che indossò e utilizzò nelle scene più celebri della miniserie di Franco Zeffirelli del 1976. Nato nel 1944, Powell ha ricevuto uno dei premi speciali della prima edizione del Premio Zeffirelli, un riconoscimento nato dalla collaborazione tra la Fondazione Franco Zeffirelli e il Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria artistica e culturale del regista scomparso nel 2019.

Premio Zeffirelli, una serata tra passato e futuro

La cerimonia si è svolta nel maestoso Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il cuore pulsante di Firenze. Tra il pubblico, accanto a Powell, c’erano volti noti come il tenore Placido Domingo, il regista Marco Bellocchio, le scenografe Sarah Greenwood e Katie Spencer e la costumista americana Ann Roth. I premi sono stati consegnati da personalità di spicco, tra cui la sindaca di Firenze Sara Funaro, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e Pippo Zeffirelli, presidente della Fondazione.

“Questa è la città che ha dato i natali a un maestro”, ha ricordato Funaro parlando di Zeffirelli. “Un uomo capace di trasformare la scena in una vera visione, di fare della tradizione un linguaggio che parla a tutti e di far diventare la bellezza un patrimonio condiviso”. Il legame tra il regista e Firenze affonda radici anche nei giorni tragici dell’alluvione del 1966: Zeffirelli girò un documentario che raccolse fondi in tutto il mondo, circa 20 milioni di dollari dell’epoca, equivalenti a 120 milioni di oggi. La sindaca ha consegnato alla Fondazione una lettera scritta da Zeffirelli al nonno Piero Bargellini, allora sindaco durante la crisi.

Powell e il ricordo di un set unico

Visibilmente emozionato, Powell ha raccontato i mesi passati tra Marocco e Tunisia durante le riprese di Gesù di Nazareth. “Le prime due settimane con Franco le abbiamo spese a capire come dare vita a questo personaggio”, ha detto l’attore. “Abbiamo capito insieme che non avrebbe avuto senso mostrare Gesù come un uomo qualunque, perché è molto di più. Così, a differenza di tutti gli altri ruoli che ho interpretato in sessant’anni di carriera, dove ho sempre messo un pezzo di me, per Gesù sono stato una tela bianca su cui il pubblico poteva dipingere la propria immagine”.

Secondo Powell, questo modo di fare ha fatto la differenza: “Dopo la prima messa in onda, ho ricevuto migliaia di lettere da persone che mi ringraziavano perché quella era l’immagine di Gesù che avevano sempre avuto in mente”. L’attore ha spiegato che questo premio “vale molto di più” rispetto ad altri, proprio per il legame diretto con Zeffirelli.

Voci dal mondo dello spettacolo

Anche Marco Bellocchio ha voluto ringraziare per il riconoscimento. “Ho conosciuto Zeffirelli solo di riflesso, eravamo molto diversi”, ha ammesso il regista. Eppure ha sempre visto in lui “un italiano che non si è mai lasciato sopraffare e che ha conquistato l’America”. Bellocchio ha poi paragonato lo spirito di Zeffirelli a quello di Sergio Marchionne, protagonista del suo prossimo film.

Placido Domingo, che con Zeffirelli ha condiviso i grandi palcoscenici internazionali, ha ricordato la genialità del regista: “Mi viene sempre in mente Franco come un gioco di luci e ombre, ma con un’armonia perfetta. La sua arte è un’eredità enorme che non finirà mai e che va fatta conoscere alle nuove generazioni”.

Per Ann Roth, due volte premio Oscar (“Il paziente inglese” e “Ma Rainey’s Black Bottom”), il nome di Zeffirelli “fa ancora tremare le mani”. “Quello che ha fatto è il massimo in questo mestiere. Non posso credere di essere qui”, ha confessato la costumista americana. Sarah Greenwood e Katie Spencer, con sette nomination all’Oscar per la scenografia, hanno sottolineato come il lavoro di Zeffirelli sia ancora oggi una fonte inesauribile di ispirazione: “Non si limita ai film, ma racconta il mondo intorno a noi”.

Un’eredità che guarda avanti

Così si è chiusa la prima edizione del Premio Zeffirelli, tra ricordi personali e riflessioni sul futuro. La Fondazione promette nuove iniziative per tenere vivo il dialogo tra arte e città. E mentre Powell lascia Firenze con i suoi calzari – gli stessi indossati cinquant’anni fa sul set – resta la sensazione che l’eredità di Zeffirelli continui a camminare sulle strade della cultura nel mondo.