Addis Abeba, 17 febbraio 2026 – Un hotel, una città e l’immagine mutevole di un imperatore. È questo il cuore di “Wax & Gold”, il nuovo documentario di Ruth Beckermann, presentato oggi nella sezione Berlinale Special. La regista viennese, già premiata nel 2018 per “The Waldheim Waltz”, torna a Berlino con un film che mette a nudo le contraddizioni della storia etiope, partendo da un luogo simbolo: l’Hilton Hotel di Addis Abeba, voluto negli anni Sessanta da Hailé Selassié.
L’Hilton, specchio dell’Etiopia che cambia
Nel centro di Addis Abeba, l’Hilton non è solo un edificio imponente. “Negli anni Sessanta, Selassié lo fece costruire per mostrare la grandezza e l’apertura internazionale dell’Etiopia”, racconta Beckermann. Oggi, dentro quelle mura, si intrecciano storie di matrimoni, sfilate di moda e incontri della classe media. “Non è più un hotel di lusso”, ammette la regista, “ma garantisce elettricità stabile, una buona connessione Internet e ha una piscina con acqua termale. È un punto di ritrovo per molte persone della città, c’è sempre qualcosa che succede”. Fuori, però, la realtà è un’altra: lunghe file di operai aspettano autobus che spesso non arrivano. Un contrasto che Beckermann definisce “carico di contraddizioni”.
Hailé Selassié: mito e ombre di un imperatore
Attraverso interviste al personale dell’hotel e materiali d’archivio, il documentario ricostruisce la figura di Selassié, un imperatore dal volto doppio. Per alcuni, fu un leader che voleva modernizzare il paese e un simbolo anticoloniale. Per altri, un tiranno che ha represso il dissenso e ignorato la povertà durante i suoi 44 anni di regno. “La sua immagine cambia a seconda di chi la guarda”, osserva Beckermann. Il film non dà risposte facili: mostra il passaggio dall’adorazione al disincanto, dalla leggenda al giudizio.
Un libro che ha acceso il progetto
Il motore del documentario, spiega la regista, è stato il libro “L’Imperatore” di Ryszard Kapuściński. Un testo che racconta il declino del regno di Selassié attraverso le voci della sua corte. “Negli anni Ottanta lo leggevamo come una parabola sul potere, valida per i paesi del blocco orientale o le dittature sudamericane”, ricorda Beckermann. Ma il libro non è mai stato tradotto in amarico, la lingua etiope. “Mi sono accorta che gli etiopi hanno un’altra visione del loro paese e non amano che il loro imperatore venga ridotto a una metafora”, confida.
Uno sguardo che cambia col tempo
Nel tempo, anche la regista ha cambiato prospettiva. “Oggi bisogna confrontarsi con culture diverse più di prima”, riflette Beckermann. Il rafforzarsi delle politiche identitarie e il declino della sinistra hanno messo in primo piano le esperienze personali. “Ora guardo il libro con più critica, ma continuo a sostenere l’autore”, conclude.
Un racconto aperto, che interroga il presente
“Wax & Gold” non dà giudizi netti. Preferisce lasciare spazio alle domande: quanto pesa ancora oggi l’eredità di Selassié? Che resta del sogno di modernità dell’Etiopia? E quale ruolo hanno luoghi simbolo come l’Hilton nel racconto collettivo del paese? Domande che risuonano nelle sale della Berlinale e nelle strade polverose di Addis Abeba, dove passato e presente si inseguono senza mai trovare una risposta definitiva.
