Washington, 17 febbraio 2026 – Negli ultimi dodici mesi, più di 10.000 dottori di ricerca in discipline Stem hanno lasciato le agenzie federali americane, segnando una vera e propria fuga di cervelli senza precedenti negli Stati Uniti recenti. A rivelarlo è la rivista Science, che si basa sulle cifre ufficiali dell’Ufficio per la gestione del personale (Opm) della Casa Bianca. Un fenomeno che sta mettendo in crisi la capacità di ricerca e innovazione del governo federale, proprio all’inizio del secondo mandato di Donald Trump.
Dimissioni alle stelle: un’emorragia che preoccupa
Nel 2025, le dimissioni tra i dottori di ricerca nelle principali agenzie federali hanno superato di gran lunga le nuove assunzioni, con un rapporto di 11 a 1. In pratica, si sono persi 4.224 ricercatori con dottorato in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Una perdita che vale il 14% del totale dei PhD impiegati dal governo federale.
Il fenomeno non ha risparmiato nessuna delle 14 agenzie analizzate, anche se i numeri variano molto da ente a ente. Alla National Science Foundation (Nsf), ad esempio, tra gennaio e novembre sono usciti ben 205 ricercatori, pari al 40% del personale con dottorato. Un crollo senza precedenti nella storia dell’agenzia.
Le agenzie in difficoltà e le ragioni dell’esodo
I dati dell’Opm mostrano come la fuga abbia colpito soprattutto enti come la Nsf, l’Environmental Protection Agency (Epa), il Dipartimento dell’Energia e il Servizio Forestale. Ma è ai National Institutes of Health (Nih) che si registra il maggior numero di uscite: oltre 1.100 ricercatori hanno lasciato l’agenzia nel 2025, contro appena 421 l’anno prima. Un aumento che ha preso alla sprovvista anche i vertici.
Le cause? Non solo tagli al personale. Molti hanno scelto di andare via volontariamente, spinti dal timore di licenziamenti futuri, dagli incentivi all’uscita o da un crescente malcontento verso le politiche scientifiche dell’amministrazione Trump. “Molti colleghi hanno preferito andarsene prima che la situazione peggiorasse”, confida un funzionario della Nsf che ha voluto restare anonimo.
Il duro colpo alle capacità operative
La perdita di così tanti dottori di ricerca si fa sentire, e non poco. Fonti interne alla Nsf ammettono che la riduzione del personale rischia di rallentare progetti chiave e di compromettere la supervisione dei fondi per la ricerca universitaria. “Abbiamo già dovuto rimandare alcune valutazioni”, dice un dirigente dell’agenzia.
Anche all’Epa la carenza di scienziati esperti sta mettendo in difficoltà il monitoraggio ambientale e la gestione delle emergenze legate all’inquinamento. Il Dipartimento dell’Energia, poi, segnala problemi nel portare avanti programmi su energia pulita e sicurezza nucleare.
Incarichi temporanei tagliati, università in difficoltà
Un altro aspetto poco noto è il taglio degli incarichi temporanei affidati a docenti universitari in aspettativa. Alla Nsf molti dei ricercatori usciti nel 2025 erano proprio professori che avevano accettato contratti a termine. Non rinnovarli ha contribuito pesantemente a svuotare il personale qualificato.
Secondo Science, la decisione è stata dettata sia da ragioni di bilancio sia dalla volontà politica di ridurre l’influenza degli esperti esterni nelle scelte strategiche delle agenzie.
La comunità scientifica lancia l’allarme
La fuga dei cervelli fa scattare l’allarme tra gli scienziati americani. Diverse associazioni accademiche esprimono preoccupazione per il futuro della ricerca pubblica. “Stiamo perdendo un patrimonio di conoscenze che sarà difficile da recuperare”, avverte il presidente dell’American Association for the Advancement of Science.
Al momento, non sono in vista contromisure da parte del governo federale. Ma molti osservatori temono che, se questa tendenza non si ferma, rischia di indebolire profondamente la capacità degli Stati Uniti di restare competitivi nel campo scientifico a livello mondiale nei prossimi anni.
