I segreti delle mummie: le ricette perdute degli imbalsamatori egizi

I segreti delle mummie: le ricette perdute degli imbalsamatori egizi

I segreti delle mummie: le ricette perdute degli imbalsamatori egizi

Giada Liguori

Febbraio 18, 2026

Londra, 18 febbraio 2026 – Le antiche ricette egizie per l’imbalsamazione sono cambiate molto nel corso dei secoli, diventando sempre più elaborate e costose. A rivelarlo è una nuova ricerca dell’Università di Bristol. Lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, ha esaminato i profumi sprigionati da 19 mummie conservate in cinque musei tra Europa e Gran Bretagna, offrendo nuovi spunti sulle pratiche funerarie dell’antico Egitto.

Il profumo delle mummie svela segreti antichi

Un gruppo di scienziati britannici, guidati dalla professoressa Kate Fulcher, ha raccolto minuscoli pezzi di resina, bende e tessuti da mummie datate tra il 2000 a.C. e il 295 d.C. Ogni campione è stato messo in una camera chiusa dove ha “respirato” per alcune ore. I gas che si sono sprigionati sono stati analizzati con tecniche di gascromatografia e spettrometria di massa. “Volevamo capire non solo quali sostanze usavano, ma anche come le ricette cambiassero nel tempo, riflettendo mutamenti sociali ed economici”, ha spiegato Fulcher.

I risultati mostrano che le prime mummie avevano profumi più semplici, basati su grassi animali e oli vegetali comuni. Solo con il passare dei secoli – e l’arricchirsi delle élite – sono comparse sostanze più rare e costose: resine di pino, oli di ginepro e cedro, e bitume. Ingredienti spesso importati da lontano, che davano alle mummie un aroma più intenso e duraturo.

Dall’odore una nuova chiave per datare le mummie

Studiare gli odori residui non è solo un fatto curioso. Per i ricercatori, la composizione di questi profumi può diventare un modo utile per datare le mummie. “Abbiamo notato che i profumi cambiano a seconda dell’epoca”, spiega Fulcher. Questo significa che l’odore potrebbe aiutare a capire quando risale un reperto, senza rovinarlo.

Nel 2025 un altro team internazionale, guidato dall’Università di Lubiana, dall’University College di Londra e dall’Università di Cracovia, aveva già raccolto aria da sarcofagi e teche museali per studiare gli odori. Ma il gruppo di Bristol ha fatto un passo avanti, collegando direttamente gli aromi ai composti organici ancora presenti nelle sostanze usate per l’imbalsamazione.

Tra musei e laboratori, un lavoro di fino

I campioni sono stati presi da collezioni di musei come il British Museum di Londra e il Museo Egizio di Torino. Le operazioni, svolte tra il 2024 e il 2025, si sono fatte spesso a orari di chiusura per non disturbare i visitatori. “Abbiamo lavorato a stretto contatto con i curatori”, racconta un tecnico, “per rispettare sia le esigenze scientifiche che la delicatezza dei reperti”.

Il lavoro è stato lungo e delicato: ogni frammento veniva messo in contenitori sterili, mentre si annotavano dettagli come la posizione nella teca o la temperatura. Solo così iniziava l’analisi chimica vera e propria.

Un passo avanti per l’archeologia

Scoprire che le ricette d’imbalsamazione sono cambiate nel tempo – da semplici grassi a mix complessi di resine preziose – apre nuove strade per capire la società egizia. “Questi cambiamenti riflettono non solo l’evoluzione delle tecniche funerarie, ma anche i commerci e le influenze culturali”, osserva Fulcher.

Per gli archeologi, poter datare una mummia grazie all’analisi degli aromi è una vera rivoluzione: “È un metodo non invasivo, che potrebbe funzionare anche con altri reperti organici”, aggiunge la professoressa.

Un’eredità che ancora profuma di storia

A migliaia di anni di distanza, le mummie egizie parlano ancora attraverso i loro profumi. Un viaggio nel tempo che passa dal naso, tra note di pino, ginepro e cedro. E che oggi, grazie alla scienza, ci svela dettagli nascosti sotto bende e resine.