New York, 18 febbraio 2026 – Per la prima volta, gli astronomi hanno osservato in dettaglio una supernova fallita: una stella che, invece di esplodere alla fine della sua vita, si è semplicemente accartocciata su sé stessa, dando origine a un buco nero. Lo studio, pubblicato su Science e guidato da un team del Flatiron Institute e della Columbia University, apre una nuova finestra sulle origini dei buchi neri e sulle ultime fasi delle stelle più grandi.
Un raro evento nella galassia di Andromeda
La protagonista è la stella M31-2014-DS1, a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra, nella galassia di Andromeda. Gli scienziati l’hanno seguita con telescopi spaziali e da terra, osservandola dal 2005 al 2023. Nel 2014 la stella ha cominciato a illuminarsi di più nell’infrarosso, attirando subito l’attenzione. Ma già nel 2016 la sua luce è crollata, diventando più debole di prima.
Secondo il gruppo guidato da Kishalay De, questo calo improvviso è un segnale fondamentale: “Sappiamo da cinquant’anni che i buchi neri esistono – spiega De – ma capire quali stelle si trasformano in buchi neri e come succede è ancora un mistero”. Solo tra il 2022 e il 2023 è stato chiaro che la stella era praticamente sparita, visibile solo nel medio infrarosso e con una luminosità ridotta a un decimo.
La morte silenziosa delle stelle più grandi
Il comportamento di M31-2014-DS1 combacia con quanto previsto per le “supernove fallite”. In questi casi, il nucleo della stella crolla senza l’esplosione spettacolare delle supernove classiche. Il risultato è un buco nero che nasce in silenzio, lasciando dietro di sé solo deboli bagliori nei resti attorno.
Per gli astronomi, questa scoperta è una vera svolta. “È solo l’inizio – aggiunge De – perché la luce dei detriti intorno al nuovo buco nero sarà visibile per decenni grazie a telescopi come il James Webb. Potrebbe diventare un punto di riferimento per capire come si formano i buchi neri stellari”. Seguire l’evoluzione di questi resti offre un laboratorio naturale per studiare come finiscono le stelle più massicce.
Nuove strade per l’astrofisica
Avere una registrazione così completa di una supernova fallita apre nuovi orizzonti nello studio dei buchi neri. Finora, gran parte delle informazioni arrivava dall’osservazione delle supernove classiche o dai segnali indiretti dei buchi neri. Ora gli scienziati possono vedere in tempo reale cosa succede prima e dopo il collasso di una stella pesante.
Il team internazionale ha sottolineato che questa scoperta è stata possibile solo grazie alla collaborazione tra vari osservatori e all’uso di strumenti avanzati per captare le onde infrarosse. “Solo unendo dati raccolti in quasi vent’anni – racconta uno dei ricercatori – siamo riusciti a ricostruire tutta la storia”.
Un mistero che si svela a poco a poco
Restano ancora molte domande sulle condizioni che spingono una stella a crollare direttamente in un buco nero senza esplodere. Gli esperti sono convinti che i prossimi anni saranno decisivi. “Abbiamo appena iniziato a grattare la superficie del problema”, ammette De. Ma grazie a casi come quello di M31-2014-DS1, l’astrofisica potrà finalmente dare risposte a decenni di interrogativi sulle origini dei buchi neri e sul destino delle stelle più grandi dell’universo.
