Francoforte, 18 febbraio 2026 – La Banca Centrale Europea sta attraversando un momento delicato. Mentre Francoforte rafforza il suo ruolo nella partita degli eurobond e nella cosiddetta “guerra delle valute”, crescono le voci su un possibile addio anticipato della presidente Christine Lagarde. Il Financial Times ha rilanciato nelle ultime ore l’indiscrezione: Lagarde potrebbe lasciare la guida della BCE prima della scadenza naturale del mandato, fissata per ottobre 2027. Un’ipotesi che, secondo fonti europee, sarebbe legata ai timori per le prossime elezioni francesi e al rischio di una svolta euroscettica ai vertici dell’Unione.
Lagarde pensa alle dimissioni, tutto ruota intorno alle elezioni francesi
Secondo il Financial Times, Christine Lagarde sta valutando di dimettersi nei prossimi mesi, anticipando la fine del suo mandato. Il motivo? Evitare che la nomina del prossimo presidente della BCE finisca nelle mani di un governo francese guidato dal Rassemblement National di Marine Le Pen, oggi in testa ai sondaggi. Le elezioni presidenziali francesi sono previste per la primavera del 2027, pochi mesi prima della scadenza naturale di Lagarde. Se vincesse la destra nazionalista, la scelta del successore potrebbe subire pressioni politiche mai viste prima.
A Bruxelles e Berlino il tema è già caldo. “È possibile una candidatura tedesca”, ha ammesso un portavoce tedesco, senza però confermare o smentire le voci. È un segnale chiaro: la partita è aperta. La Germania, con il presidente della Bundesbank Joachim Nagel in prima linea, sta valutando tutte le opzioni.
Francoforte punta sull’autonomia e sfida il dollaro
In questo quadro, la BCE guidata da Lagarde ha assunto un ruolo sempre più centrale nella spinta per l’autonomia strategica europea. Negli ultimi mesi, Francoforte ha accelerato sugli eurobond e ha aperto nuove linee di liquidità in euro per le banche centrali di tutto il mondo. Una mossa annunciata quasi sottovoce durante la Conferenza di Monaco, mentre Lagarde parlava davanti ai leader europei.
L’obiettivo è chiaro: rafforzare l’uso internazionale dell’euro e ridurre la dipendenza dal dollaro. Un tema che si intreccia con le tensioni geopolitiche e il rischio di una nuova “guerra delle valute”, soprattutto alla vigilia delle elezioni americane e delle posizioni prese dall’ex presidente Trump sulle politiche della Fed.
“La presidente Lagarde è concentrata sul suo lavoro e non ha preso alcuna decisione sulla fine del suo mandato”, ha detto un portavoce della BCE all’ANSA, cercando di smorzare le voci circolate nelle ultime ore. Da Roma, il membro del board Piero Cipollone ha ribadito: “Lagarde è in pieno controllo della banca, ci guida con la forza e l’energia di sempre”.
Il risiko delle nomine: Francia, Germania e Spagna in gioco
L’ipotesi delle dimissioni anticipate di Lagarde arriva a pochi giorni dall’addio di un altro big: il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, che ha lasciato proprio per evitare che la sua successione venisse decisa da un eventuale governo lepenista. Un precedente che pesa sulle scelte future della BCE.
Sul tavolo ci sono vari nomi per la successione. Oltre a Nagel, si parla dell’ex governatore della banca centrale spagnola Pablo Hernández de Cos e dell’olandese Klaas Knot. Ma una nomina tedesca potrebbe far saltare la candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, secondo equilibri non scritti tra le capitali europee.
A complicare le cose ci sono anche le scadenze del 2027 per altri ruoli chiave: il capo economista della BCE Philip Lane (a maggio) e la tedesca Isabel Schnabel (a fine anno). Non si esclude quindi una serie di nomine “a pacchetto” che coinvolgano più posti di vertice.
Mercati in attesa, tra prudenza e tensione
Per ora i mercati restano fermi, in attesa. A Francoforte si respira prudenza: nessuna conferma ufficiale sulle intenzioni di Lagarde, ma nemmeno una smentita netta. Gli operatori guardano con attenzione alle mosse dei governi europei e alle reazioni internazionali.
La BCE si trova così a difendere la propria autonomia in un momento cruciale per l’Unione europea. E il futuro della sua guida resta sospeso, in bilico tra politica interna e sfide globali.
