Riforma disabilità: 70mila milanesi coinvolti ogni anno secondo Saviano dell’Inps

Riforma disabilità: 70mila milanesi coinvolti ogni anno secondo Saviano dell'Inps

Riforma disabilità: 70mila milanesi coinvolti ogni anno secondo Saviano dell'Inps

Giada Liguori

Febbraio 18, 2026

Milano, 18 febbraio 2026 – Da marzo a Milano parte la sperimentazione della riforma sulla Disabilità, un passo importante che, secondo i vertici dell’Inps metropolitana, punta a creare una connessione diretta tra verbale e persona. L’idea è semplice: permettere a chi ha una disabilità di accedere più facilmente e velocemente alle prestazioni che spettano di diritto. A spiegarlo è stato stamattina Mauro Saviano, direttore del coordinamento Inps di Milano, durante un convegno sulla nuova procedura.

Disabilità, la riforma che cambia davvero

Per Saviano, la vera novità riguarda la relazione tra la documentazione sanitaria e il cittadino. “Con il nuovo sistema – ha detto – a Milano potremo intercettare circa 70mila persone all’anno che potranno usare questo nuovo modo di accedere ai servizi”. Un numero che dà la misura dell’intervento, visto che solo nel 2025 sono stati gestiti 133.280 verbali dalle Asl milanesi.

La riforma affida all’Inps non solo la gestione dell’invalidità civile, come prima, ma anche la valutazione della prima domanda. Un cambiamento che richiede un grosso sforzo organizzativo: ogni giorno saranno attive circa 37 commissioni, mattina e pomeriggio, composte da almeno tre medici ciascuna. In tutto, si parla di circa 120 professionisti al lavoro ogni giorno. Considerando anche familiari e accompagnatori, il numero di persone coinvolte ogni anno potrebbe superare le 140mila unità.

Digitalizzazione e valutazione a tutto tondo

Al centro della riforma c’è la digitalizzazione dei processi. Nicola Querci, dirigente Inps a Milano, ha definito il cambiamento “una sfida enorme” dal punto di vista organizzativo. “Con la digitalizzazione – ha spiegato – le pratiche saranno più rapide e i tempi di attesa per i cittadini si accorceranno”.

Ma non si tratta solo di tecnologia. Il vero salto è il superamento della valutazione solo medico-legale. Al suo posto arriva una valutazione multidimensionale, che considera non solo la salute, ma anche le esigenze sociali, lavorative e personali. L’obiettivo è disegnare un vero progetto di vita per ogni persona, puntando su inclusione, autonomia e realizzazione personale.

Territorio in campo, istituzioni unite

L’assessore milanese al Welfare, Lamberto Bertolè, ha ricordato lo sforzo congiunto delle istituzioni locali. “Di fronte a una riforma così complessa – ha detto – il territorio ha fatto squadra, lavorando insieme per farsi trovare pronto a una sfida che coinvolge tantissime persone”. A Milano si contano circa 77mila persone con disabilità, con oltre 32mila certificazioni rilasciate solo nell’ultimo anno.

Il nuovo modello punta a superare le vecchie divisioni, offrendo un’assistenza più integrata e su misura. Le commissioni multidisciplinari valuteranno non solo la salute ma anche i bisogni educativi, lavorativi e sociali di chi fa domanda.

Prospettive e nodi da sciogliere

Qualche dubbio resta sull’attuazione pratica della riforma. Il carico di lavoro per le commissioni sarà pesante e la digitalizzazione richiederà tempo per ingranare. Ma sia l’Inps sia l’assessorato al Welfare mostrano ottimismo: “Sappiamo che non sarà facile – ha ammesso Querci – però crediamo che sia la strada giusta per garantire diritti e dignità alle persone con disabilità”.

Solo nelle prossime settimane si potrà vedere davvero come funziona la sperimentazione a Milano. Intanto, per migliaia di famiglie e cittadini, si apre una fase nuova: meno burocrazia, più attenzione ai bisogni veri e un sistema più vicino alle persone.