New York, 19 febbraio 2026 – Si è spento oggi a Manhattan, all’età di 96 anni, Frederick Wiseman, uno dei registi e documentaristi più influenti del secondo Novecento. A darne notizia è stata la sua storica casa di produzione, la Zipporah Films, confermata poi dai familiari. Wiseman lascia un’eredità di ben 45 film, che hanno raccontato, con uno sguardo attento e partecipe, le istituzioni e la vita di tutti i giorni in America e in Francia, attraversando quasi sessant’anni di cinema.
Il testimone silenzioso delle istituzioni
Nato a Boston nel 1930, Wiseman ha iniziato a dirigere film nel 1967 con “Titicut Follies”, un documentario ambientato in un ospedale psichiatrico del Massachusetts. Da allora il suo stile – essenziale, senza voce narrante, concentrato sui piccoli dettagli della vita collettiva – è diventato il suo marchio di fabbrica. “Mi piace fare film con una struttura drammatica, che mostrino gli aspetti più sottili e complessi del comportamento umano”, aveva detto nel 2014, quando ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra di Venezia.
Wiseman ha sempre negato una netta divisione tra documentario e fiction: “La tecnica cambia, ma il risultato è lo stesso”, aveva spiegato ai giornalisti. Nei suoi film – da “High School” a “Law and Order”, da “Hospital” a “Public Housing” – la telecamera si muoveva in punta di piedi, lasciando che fossero i gesti, le espressioni, i silenzi a parlare.
Premi e una coerenza fuori dal comune
Nel corso della sua lunga carriera, Wiseman ha raccolto molti riconoscimenti internazionali. Oltre al Leone d’oro, nel 2016 ha ricevuto l’Oscar alla carriera, un premio che sottolinea quanto il suo cinema abbia influenzato registi e spettatori di tutto il mondo. “Non sono cambiato molto”, confessava in una delle sue ultime interviste. “Oggi lavoro in digitale, ma il modo di raccontare è lo stesso. Non amo le interviste né le voci fuori campo. Voglio che chi guarda senta di essere lì, presente”.
Tutti i suoi film sono stati prodotti e diretti dalla Zipporah Films, Inc., la casa che aveva fondato con la moglie Zipporah Batshaw Wiseman, morta nel 2021 dopo 65 anni di matrimonio. Tra i suoi titoli più famosi anche “Manoeuvre”, “Near Death”, “Domestic Violence”, “At Berkeley” e “National Gallery”. L’ultimo, “Menus-Plaisirs – Les Troisgros” (2023), ha ricevuto ottime critiche a livello internazionale.
Un uomo riservato, lontano dai riflettori
Nonostante la fama, Wiseman ha sempre evitato il mondo mondano del cinema. “Quando i documentaristi si incontrano parlano solo di quanto si odino e delle gelosie per i soldi, quindi meglio starsene alla larga”, raccontava con un sorriso amaro. Preferiva lavorare sul campo, passare ore al montaggio, confrontarsi direttamente con la realtà.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo schivo ma generoso, sempre pronto ad ascoltare senza giudicare. “Mancherà moltissimo alla famiglia, agli amici, ai colleghi e a tutti i registi e spettatori che lo hanno seguito”, ha scritto la Zipporah Films in una nota. Accanto a lui negli ultimi anni c’era Karen Konicek, sua amica e collaboratrice da oltre quarant’anni.
Una famiglia e un’eredità che va oltre il cinema
Wiseman lascia due figli, David (con la moglie Jennifer) ed Eric (con Kristen Stowell), e tre nipoti: Benjamin, Charlie e Tess. Ma anche una comunità di cineasti che ha preso esempio da lui. Il suo modo di lavorare – osservare senza intervenire, dare spazio allo spettatore – ha cambiato il modo di fare documentari. “Non dico cosa penso”, ripeteva spesso, “ma lascio che siano gli spettatori a farsi un’idea”.
Oggi il mondo del cinema perde uno dei suoi maestri più rigorosi e originali. Eppure, come succede con le grandi opere, i suoi film continueranno a parlare per lui. Nei corridoi delle scuole pubbliche americane, nei reparti degli ospedali, nelle aule dei tribunali. Proprio lì dove Wiseman aveva scelto di posare lo sguardo.
