Roma, 19 febbraio 2026 – Cinecittà torna a far vivere il fascino del Settecento con una nuova mostra di costumi cinematografici che, a partire dal 20 febbraio, animerà gli studi sulla Tuscolana. Un viaggio tra merletti, bottoni preziosi e tessuti damascati, dove si potranno vedere da vicino gli abiti indossati da attori come Colin Firth in “Valmont”, Steve Buscemi nella seconda stagione di “Mercoledì”, Guillaume Canet nei panni di Luigi XVI in “Le Déluge”, Caleb Landry Jones nel “Dracula” di Luc Besson e Tom Hulce in “Amadeus”. Un percorso che attraversa l’illuminismo, la rivoluzione industriale e la caduta dell’ancien régime, restituendo l’atmosfera di un’epoca sospesa tra fasto e cambiamento.
Fellini e Donati: il cuore della mostra
Al centro dell’esposizione spicca un omaggio speciale a “Il Casanova” di Federico Fellini, a cinquant’anni dall’uscita nelle sale. In primo piano c’è l’abito di Donald Sutherland, protagonista del film, che fa compagnia a due sontuosi costumi femminili – firmati dalle sartorie storiche Tirelli – Trappetti Costumi dal 1964 e Sartoria Farani – che vestivano le dame veneziane. La scelta di Sutherland per il ruolo, come raccontano le cronache dell’epoca, non era affatto scontata: in lizza c’erano nomi come Robert Redford, Marcello Mastroianni e Gian Maria Volonté. Ma alla fine fu proprio l’attore canadese a conquistare Fellini.
Dietro a quegli abiti c’è la mano di Danilo Donati, scenografo e costumista di cui ricorrono i cento anni dalla nascita. Donati, collaboratore di Fellini, vinse l’Oscar proprio per i costumi di “Casanova”. “Il film fu girato interamente a Cinecittà”, ricorda Gianfranco Angelucci, regista e sceneggiatore vicino al maestro riminese. “Tutte le scene, persino la laguna veneziana, erano state ricostruite negli studi. La produzione Pea di Alberto Grimaldi occupava la maggior parte dei teatri”. Donati, spiega Angelucci, si ispirava ai pittori del Settecento – Turner, Hogarth, Guardi, Canaletto – per ricreare l’architettura della Serenissima.
Sartorie e creatività dietro le quinte
Realizzare quei costumi era un lavoro enorme, quasi un’impresa collettiva. Centinaia di abiti prendevano forma nelle sartorie, tutte sotto lo sguardo attento di Donati. “Si spostava anche a Londra per comprare tessuti particolari, necessari alle sue idee”, racconta Angelucci. E non mancavano trovate originali: quando serviva, Donati allestiva vasche nell’atelier per tingere le stoffe in modo unico. Un dettaglio che mostra la cura artigianale e l’attenzione maniacale alla perfezione che animavano i laboratori dei teatri di posa romani.
Le Déluge: la storia cucita addosso
Non è solo Fellini a brillare nella mostra. C’è spazio anche per “Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta” di Gianluca Jodice. Qui spicca il costume di Luigi XVI, indossato da Guillaume Canet e realizzato dalla Tirelli – Trappetti Costumi dal 1964, un capo curato nei minimi dettagli storici. L’abito, simbolo del crollo della monarchia, ha contribuito a far vincere a Massimo Cantini Parrini il suo sesto David di Donatello. Dietro ogni cucitura, una ricerca storica accurata: la moda come specchio di una crisi profonda.
Dal Dracula di Besson a Mercoledì, il Settecento rivive
La mostra guarda anche al presente. Nel “Dracula – L’amore perduto” di Luc Besson, Caleb Landry Jones indossa un abito pastello con ricami raffinati, firmato da Corinne Bruand per Tirelli – Trappetti. Un Dracula che rompe con i cliché gotici, più vicino a un gusto pop settecentesco.
Da non perdere anche il completo viola di Steve Buscemi in “Mercoledì 2”: ideato da Colleen Atwood, quattro volte premio Oscar, insieme a Mark Sutherland, è un mix di atmosfere gotiche e carnevalesche, pensato per il sontuoso party veneziano della serie.
Chiude il racconto sul Settecento la presenza di due abiti di Theodor Pistek, costumista e pittore ceco scomparso nel 2025. Le sue creazioni per “Amadeus” (Tom Hulce) e “Valmont” (Colin Firth), entrambi realizzati da Tirelli – Trappetti, ricordano i due Oscar vinti per i film di Milos Forman. Pistek vedeva l’epoca con uno sguardo unico: “L’abito racconta più del dialogo”, amava ripetere.
Arte e mestiere in mostra a Cinecittà
La mostra di Cinecittà si Mostra non è solo un omaggio alla storia del cinema italiano ed europeo, ma anche una celebrazione dell’arte sartoriale romana. Tra velluti logorati dal tempo e bottoni cesellati a mano, ogni costume racconta una storia fatta di passione, ricerca e talento. E Roma, ancora una volta, si conferma il punto d’incontro tra passato e futuro della settima arte.
