Roma, 19 febbraio 2026 – Le famiglie dell’area euro continuano a pagare un prezzo per l’elettricità quasi doppio rispetto alle industrie ad alto consumo energetico. È quanto emerge dal bollettino economico della BCE, diffuso questa mattina, che fotografa una realtà ormai consolidata in diversi Paesi europei, tra cui Italia, Germania e Spagna. Secondo Francoforte, tutte le voci della bolletta domestica risultano più pesanti rispetto a quelle applicate alle grandi aziende, con differenze che in certi casi superano il 100%.
Energia, il costo proibitivo per le famiglie
Nel dettaglio, la Banca Centrale Europea evidenzia come in Francia e nei Paesi Bassi le famiglie paghino rispettivamente circa il 64% e il 20% in più rispetto alle industrie energivore. Ma è nei tre grandi Paesi dell’Europa continentale – Germania, Spagna e Italia – che il gap si fa davvero ampio: qui il prezzo dell’energia elettrica per uso domestico è circa il doppio rispetto a quello riservato alle imprese ad alto consumo. Gli analisti della BCE spiegano questo divario con la struttura delle tariffe e la presenza di oneri extra che gravano soprattutto sui clienti residenziali.
“Le componenti della bolletta – si legge nel rapporto – pesano di più per le famiglie, sia per i costi di rete sia per gli oneri fiscali e parafiscali”. In pratica, chi vive in casa non paga solo l’energia consumata, ma anche una serie di costi accessori che incidono molto più che sulle grandi aziende.
Italia tra i Paesi più colpiti
Il dato italiano non sorprende chi segue da vicino la questione dei prezzi dell’energia. Secondo le ultime rilevazioni di Arera, l’Autorità per l’energia, nel secondo semestre del 2025 il prezzo medio pagato dalle famiglie italiane si è fermato intorno ai 32 centesimi di euro per kilowattora, mentre le industrie energivore hanno goduto di tariffe vicine ai 16 centesimi. Una differenza netta che si traduce in centinaia di euro in più ogni anno per una famiglia tipo.
“Paghiamo molto di più rispetto alle imprese – spiega Marco Vignola, responsabile energia dell’Unione Nazionale Consumatori – perché sulle nostre bollette finiscono oneri generali di sistema, incentivi alle rinnovabili e tasse che le aziende spesso riescono a evitare o ridurre grazie a regimi agevolati”. Un meccanismo che, secondo le associazioni dei consumatori, colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti e chi abita in case poco efficienti dal punto di vista energetico.
Tasse e oneri, il peso che schiaccia le famiglie
Secondo il bollettino della BCE, la causa principale del divario sta nella diversa distribuzione degli oneri di sistema e delle imposte. Le famiglie si trovano a sostenere una quota più alta dei costi legati agli incentivi per le energie rinnovabili, alla manutenzione delle reti e ai contributi per la sicurezza del sistema elettrico. Le industrie ad alto consumo, invece, godono di esenzioni o riduzioni previste dalle leggi europee e nazionali, con l’obiettivo di non penalizzare la competitività del settore industriale.
“Il rischio – ammette un funzionario del Ministero dell’Ambiente – è che questa situazione alimenti un senso di ingiustizia tra i cittadini e renda più difficile la transizione verso un sistema energetico sostenibile”. I dati Eurostat aggiornati al 2025 confermano: l’Italia è tra i Paesi con il carico fiscale più alto sulle bollette domestiche, dove oltre il 40% del totale è rappresentato da tasse e oneri non legati direttamente al consumo di energia.
Tra promesse e attese: cosa succederà
La questione resta al centro del dibattito politico per i prossimi mesi. Il governo italiano ha annunciato l’intenzione di rivedere la struttura degli oneri di sistema, ma finora non ha definito misure precise. “Serve una riforma vera – dice Vignola – che alleggerisca il peso sulle famiglie senza scaricarlo tutto sulle imprese”.
Nel frattempo, le associazioni dei consumatori chiedono più chiarezza nelle tariffe e interventi mirati per proteggere chi è più fragile. Solo così, forse, il costo dell’energia potrà tornare a essere più giusto tra cittadini e aziende.
