Hollywood si mobilita contro l’IA di ByteDance che replica le star del cinema

Hollywood si mobilita contro l'IA di ByteDance che replica le star del cinema

Hollywood si mobilita contro l'IA di ByteDance che replica le star del cinema

Giada Liguori

Febbraio 19, 2026

Los Angeles, 19 febbraio 2026 – Hollywood si trova davanti a una nuova sfida tecnologica. A scuotere il settore è il lancio di Seedance 2.0, il modello di intelligenza artificiale di proprietà di ByteDance. Questo software è in grado di creare brevi video di 15 secondi, replicando volti e movimenti di volti famosi con una precisione sorprendente. La questione è esplosa quando, sui social, è diventato virale un video falso che mostra una rissa tra Brad Pitt e Tom Cruise. Un contenuto del tutto inventato, ma che ha subito acceso il dibattito su diritti, limiti e rischi legati all’uso delle immagini delle celebrità.

Hollywood contro Seedance 2.0: la battaglia si accende

Non si è fatta attendere la reazione dell’industria cinematografica. Ieri, la Motion Picture Association (MPA) – che riunisce giganti come Netflix, Paramount, Skydance, Sony, Universal, Warner Bros. Discovery e Disney – ha chiesto a ByteDance di “fermare subito l’attività illegale”. Nel mirino c’è l’uso non autorizzato di immagini protette da copyright e proprietà intellettuale all’interno dei video creati dagli utenti con Seedance.

Un portavoce di ByteDance, contattato dalla CNBC, ha detto che l’azienda “sta prendendo provvedimenti per rispettare il diritto d’autore”, aggiungendo: “Vogliamo bloccare l’uso non autorizzato di immagini e contenuti protetti”. Una promessa che, almeno per ora, non ha convinto i grandi studi.

Disney e i sindacati: “È un furto virtuale, un pericolo per chi lavora”

Il tono si è fatto ancora più duro con le parole di David Singer, avvocato della Disney. Ha definito il fenomeno “deliberato, diffuso e del tutto inaccettabile”. Per lui, il “furto virtuale della proprietà intellettuale Disney da parte di ByteDance” mette a rischio il modello di business dei grandi franchise.

Anche il sindacato degli attori americani, Sag-Aftra, è sceso in campo con una nota ufficiale: “È una palese violazione. Non possiamo accettarla, perché mina il lavoro di attori, doppiatori e creativi”. Il timore è che i video generati automaticamente con volti famosi possano togliere opportunità a chi lavora nel settore.

Indagini in tutto il mondo e precedenti importanti

La vicenda ha preso una piega internazionale. Il governo giapponese ha aperto un’inchiesta su ByteDance, accusata di violare il copyright. Al centro delle indagini ci sono video online che riproducono personaggi famosi di anime, generati proprio con Seedance 2.0. Fonti di Tokyo spiegano che l’attenzione è puntata su casi in cui eroi di “One Piece” o “Demon Slayer” sono stati copiati senza permesso.

Non è la prima volta che le grandi case affrontano il tema delle immagini digitali. Nel dicembre 2025, ad esempio, Disney ha firmato un accordo con OpenAI per permettere l’uso dei personaggi di Star Wars, Pixar e Marvel nel generatore video Sora. Un’intesa pensata per tenere sotto controllo l’uso delle proprie proprietà.

Copyright e AI: una partita ancora tutta da giocare

Il nodo legale è complesso e ancora tutto da sciogliere. Gli esperti avvertono che la velocità con cui cambiano le tecnologie di video generati con l’intelligenza artificiale rischia di superare le leggi attuali. “È uno scenario nuovo”, spiega un consulente legale della MPA. “Le regole sul copyright sono nate in un’epoca analogica, oggi servono risposte più rapide e flessibili”.

Intanto, negli studi di Los Angeles cresce la preoccupazione. La linea tra reale e virtuale si assottiglia sempre di più. Il timore è che la diffusione incontrollata di questi video possa mettere a rischio non solo i diritti delle aziende, ma anche la privacy e la reputazione delle star.

ByteDance assicura di voler collaborare e di lavorare a nuove soluzioni per limitare gli abusi. Ma la sfida tra Hollywood e le piattaforme digitali è appena iniziata. E la prossima battaglia potrebbe finire nelle aule dei tribunali internazionali.