Milano, 19 febbraio 2026 – Il 58% delle imprese italiane attive nella filiera dell’idrogeno ha già cominciato a incassare ricavi dal settore, una quota che arriva al 66% tra le aziende manifatturiere. Lo rivela l’Osservatorio 2025 sull’idrogeno in Italia, presentato oggi a Milano dal Research Department di Intesa Sanpaolo insieme a H2It – Associazione Italiana Idrogeno. È un segnale chiaro: la transizione energetica non è più un’idea lontana, ma un fatto concreto che si vede nei bilanci e nelle scelte delle imprese.
Idrogeno, metà delle aziende investe più del 10% del budget
Dal rapporto emerge che più della metà delle imprese coinvolte dedica più del 10% dei propri investimenti all’idrogeno. Un dato ancora più marcato tra le manifatturiere e le PMI, dove spesso la quota di risorse supera questa soglia. “Abbiamo deciso di puntare su tecnologie nuove e sostenibili”, ha raccontato un imprenditore lombardo, “perché crediamo che il futuro dell’energia passi anche da qui”. La voglia di innovare è forte: quasi un terzo delle aziende ha già depositato o sta per depositare brevetti sull’idrogeno, mentre l’uso di tecnologie digitali è ormai diffuso in tutta la filiera.
Filiera integrata e mercato estero in forte crescita
L’indagine, che ha coinvolto 79 imprese selezionate da diverse fonti, mostra una filiera non solo dinamica ma anche ben collegata con l’estero. Il 46% del fatturato da idrogeno arriva da clienti fuori dall’Italia; tra le aziende manifatturiere la percentuale sale al 60%. “La domanda dall’estero cresce”, ha detto un manager veneto, “soprattutto da Germania e Francia, che stanno accelerando sugli investimenti green”. Un segnale che conferma: l’Italia è ormai una pedina importante nel mercato europeo dell’idrogeno.
Futuro in crescita: investimenti pronti a salire fino al 2026
Le imprese guardano avanti con fiducia. L’85% di quelle intervistate prevede di aumentare gli investimenti nel settore entro il 2026, e più di un quarto punta a una crescita superiore al 25%. “Il quadro europeo e i fondi del PNRR stanno dando una spinta decisiva”, ha spiegato Luigi Crema, presidente di H2It, durante la presentazione. Resta però qualche incognita: tempi per le autorizzazioni, costi delle materie prime e infrastrutture ancora da completare. Solo superando questi ostacoli il potenziale dell’idrogeno potrà davvero emergere.
Tecnologia e brevetti: la forza dell’innovazione nella filiera
Un altro dato interessante riguarda la tecnologia. Quasi un’impresa su tre ha già avviato la procedura per registrare brevetti su processi o prodotti legati all’idrogeno. L’uso di soluzioni digitali – dai sensori avanzati ai sistemi di monitoraggio a distanza – è ormai una pratica comune, soprattutto nelle realtà più giovani e agili. “Senza innovazione non si va da nessuna parte”, ha detto un tecnico di una PMI emiliana, “e il mercato lo conferma”.
Norme incerte frenano lo sviluppo
Nonostante i segnali positivi, restano problemi da risolvere. Molti operatori presenti a Milano hanno sottolineato che la mancanza di regole chiare e stabili rischia di rallentare la crescita del settore. “Ci vogliono norme precise e tempi certi”, ha detto un rappresentante di Confindustria Energia. Anche le infrastrutture – dai poli produttivi alle reti di distribuzione – restano un nodo cruciale per mantenere la competitività delle aziende italiane a livello internazionale.
L’idrogeno, motore della transizione energetica italiana
In sintesi, l’Osservatorio 2025 dipinge un settore in fermento. La filiera dell’idrogeno si sta affermando come uno dei pilastri della transizione energetica in Italia. Tra investimenti in crescita, innovazione e apertura ai mercati esteri, le imprese guardano al futuro con un cauto ottimismo. Ma la partita, tra regole, infrastrutture e concorrenza globale, è ancora tutta da giocare.
