Roma, 19 febbraio 2026 – Catherine Birmingham, madre dei tre bambini coinvolti nel caso del “bosco”, ha scritto una lunga lettera alle assistenti sociali che seguono la vicenda. Il testo, pubblicato oggi da La Verità, racconta il disagio che i figli stanno vivendo dopo l’allontanamento dalla famiglia. Secondo la donna, i bambini sono “traumatizzati” e avrebbero cominciato a manifestare comportamenti autolesionistici. La lettera, ricca di accuse e dettagli, riapre il dibattito su come vengono gestiti i minori in casi di emergenza familiare.
“I miei figli stanno male”: la denuncia di una madre disperata
Nel cuore della lettera, Catherine Birmingham si rivolge direttamente alle assistenti sociali incaricate, Maria Luisa e Marika. “Ieri mi avete chiesto perché non vi parlassi”, scrive, spiegando che lei e i suoi figli avevano già espresso più volte il loro malessere. “Vi hanno detto che sono infelici qui, che non gli piace”, si legge. Il figlio più grande, sempre secondo la madre, ha parlato anche a nome delle sorelle: “Questo posto è brutto, vogliono tornare a casa”.
Birmingham accusa chi segue il caso di aver ignorato o sottovalutato le richieste dei bambini. “Le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute”, scrive. E aggiunge: “Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe”. Un chiaro riferimento alle condizioni in cui vivono i piccoli nella struttura dove sono ospitati.
Giornate di isolamento e ansia: il racconto di una madre
Secondo la lettera, i bambini sono stati tenuti lontani da amici, parenti e perfino dagli animali domestici. “Li ha tenuti isolati da tutti i loro amici, familiari e genitori che amavano”, scrive Birmingham. La separazione forzata avrebbe generato in loro un crescente senso di ansia e insicurezza. La madre parla di un peggioramento giorno dopo giorno: “Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi”.
Nel testo emergono anche dettagli precisi: lunghi tempi di attesa prima dei pasti (“li fanno aspettare due ore prima di poter cenare”), paura delle persone nella struttura (“per ragioni molto valide che conosco”), difficoltà a dormire e incubi frequenti. “Si svegliano dagli incubi con urla orribili, vogliono che la mamma li aiuti”, racconta.
Comportamenti preoccupanti e accuse pesanti alle istituzioni
La lettera parla anche di comportamenti preoccupanti: “Rompere cose, farsi male, farsi male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri, non voler più lavarsi o vestirsi la mattina”. La madre cita pure l’uso compulsivo di oggetti come i bastoncini di gomma per bambini autistici, forniti dal compagno Nathan Trevallion: “Masticano dita, capelli, vestiti e persino rompono quei bastoncini speciali”.
Birmingham lancia un’accusa dura alle istituzioni: “La loro fiducia è stata tradita da ogni adulto che avrebbe dovuto garantire loro sicurezza e cure. Voi compresi”. Secondo lei, i rapporti ufficiali non riflettono davvero come stanno i bambini: “Non si racconta l’angoscia provata fin dalla prima notte di separazione dal dormire con la mamma”.
L’appello finale: i bambini devono tornare a casa
La lettera si chiude con un appello chiaro e urgente: “Questi bambini devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato traumatizzato”. Birmingham è convinta che qualsiasi valutazione psicologica confermerebbe la gravità della situazione: “Qualsiasi esperto capirebbe quanto sono profondi il trauma, la depressione e l’ansia che questi tre bambini mostrano fin dal primo giorno”.
Al momento, le autorità non hanno rilasciato commenti ufficiali sulle accuse. Fonti vicine al caso confermano che la situazione resta sotto stretta osservazione dei servizi sociali e della magistratura minorile. La vicenda continua a sollevare dubbi sulle procedure per tutelare i minori in contesti familiari difficili e sulle condizioni delle strutture dove vengono accolti.
In attesa di una risposta dalle istituzioni, la lettera di Catherine Birmingham riporta al centro del dibattito la tutela dei bambini e la responsabilità degli adulti chiamati a proteggerli.
