Roma, 19 febbraio 2026 – Nel 2025 sono state presentate 11.032.564 dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) per ottenere l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee). Un numero che supera di oltre 600mila unità quello dell’anno precedente, quando le Dsu erano poco più di 10,37 milioni. A spiegare questa crescita è l’Inps, che parla sia di un allargamento dei beneficiari sia di una maggiore consapevolezza delle famiglie sulle agevolazioni collegate all’Isee.
Isee medio: il divario tra Nord e Sud si allarga
Nel 2025 l’Isee medio si è fermato a 17.639,68 euro, ma il quadro cambia molto da regione a regione. In Trentino Alto Adige si toccano i 23.176 euro di media, mentre in Calabria si scende a 13.141 euro. Questo divario, spiegano gli analisti dell’Inps, riflette le diverse condizioni economiche e del lavoro nelle varie aree del Paese. “Questi numeri – ha detto un funzionario dell’Osservatorio – confermano quanto sia urgente mettere in campo politiche che riducano il gap tra Nord e Sud”.
Chi sono le famiglie con Isee basso
Guardando alla distribuzione, il 3% delle Dsu presenta un Isee pari a zero, mentre il 37%, cioè oltre 4 milioni di famiglie, ha un indicatore sotto i 10.000 euro. Solo l’11% supera i 35.000 euro. Il valore più comune, quello “modale”, si trova nella fascia tra 5.000 e 10.000 euro, con oltre 2 milioni di dichiarazioni, pari al 19,3% del totale annuo.
Una realtà che racconta la condizione di molte famiglie italiane. “La maggior parte delle richieste di prestazioni sociali agevolate arriva da chi si trova tra i 5 e i 10mila euro di Isee”, spiega una responsabile di Caf Cisl a Roma, dove ogni giorno si compilano decine di Dsu.
Perché cresce la domanda di Isee
L’Isee serve per accedere a molti servizi: dalle agevolazioni sulle rette universitarie ai bonus sociali per luce, gas e acqua, fino ai contributi per l’affitto e alle prestazioni del welfare locale. L’aumento delle domande nel 2025, dicono gli operatori, è anche legato all’arrivo o al potenziamento di misure come il nuovo Assegno di inclusione e i bonus per le famiglie con figli piccoli.
“Rispetto al passato, c’è più attenzione – racconta un operatore Inps di Napoli – e tanti si rivolgono agli sportelli anche solo per capire quali opportunità offre l’Isee”. Il fenomeno riguarda grandi città e piccoli centri, con picchi a gennaio e febbraio, mesi in cui scadono i termini per molte domande di agevolazioni.
Numeri che raccontano un’Italia in difficoltà
Le oltre 11 milioni di Dsu presentate nel 2025 indicano, secondo gli esperti, una crescente pressione economica sulle famiglie. “Non sono solo cifre – sottolinea un dirigente Inps – ma il segno di un Paese dove l’uso delle prestazioni sociali è diventato una realtà stabile”. In alcune regioni del Sud, come Calabria e Sicilia, più del 40% delle famiglie ha un Isee molto basso. Al Nord, invece, si vede una maggiore presenza di dichiarazioni con valori sopra i 20mila euro.
Le prime stime per il 2026 parlano di un’ulteriore crescita delle Dsu, spinta dall’incertezza economica e dall’inflazione che continua a pesare sui bilanci delle famiglie. “Solo allora – dicono all’Inps – si potrà capire se le nuove misure del governo riusciranno davvero a ridurre le disuguaglianze”.
Nel frattempo, gli sportelli dei Caf e delle sedi Inps restano presi d’assalto. Ogni giorno, dalle 9 alle 13, si formano file ordinate ma lunghe davanti agli uffici di via XX Settembre a Milano e in via Marina a Reggio Calabria. Un’Italia che cerca risposte concrete, affidandosi a uno strumento ormai indispensabile: l’Isee.
