Roma, 19 febbraio 2026 – Un’antenna italiana sulla Luna: è questa la sfida che da oggi entra nel vivo, grazie all’accordo firmato da un consorzio nazionale guidato dal Gran Sasso Science Institute. L’obiettivo è chiaro: montare un ricevitore capace di captare i segnali delle onde gravitazionali – quelle increspature dello spazio-tempo generate da eventi estremi, come la fusione di due buchi neri. Al progetto partecipano anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Università di Camerino. L’intento è portare la ricerca italiana su un terreno tutto nuovo, letteralmente lunare.
L’Europa punta sull’antenna lunare italiana
L’idea di una stazione di ascolto sulla Luna era già stata scelta nel 2023 dall’Agenzia Spaziale Europea, nell’ambito delle attività dedicate al nostro satellite naturale. Allora il progetto italiano aveva ottenuto il punteggio più alto fra tutte le proposte arrivate. Un riconoscimento che ha spinto l’Agenzia Spaziale Italiana a finanziare gli studi preliminari, che ora stanno per partire. “Questo è un passo decisivo per la nostra comunità scientifica”, ha detto Eugenio Coccia, direttore del Gran Sasso Science Institute, durante la firma dell’accordo a L’Aquila. “La Luna offre condizioni uniche per ascoltare segnali che sulla Terra sarebbero impossibili da cogliere”.
I primi due anni: tra tecnologia e ricerca
Il finanziamento iniziale – intorno ai 3 milioni di euro, secondo fonti interne – servirà a sostenere le attività nei primi due anni. Il lavoro si concentrerà soprattutto sullo sviluppo degli strumenti e sulla comprensione di come si propagano le onde sismiche e gravitazionali nel suolo lunare. “Capire come si muovono le onde sulla Luna è fondamentale”, spiega Francesca Fidecaro, fisica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. “Solo così potremo progettare un’antenna davvero efficiente”. Il gruppo di lavoro si dedicherà anche a riprodurre in laboratorio le condizioni difficili della Luna: temperature estreme, polvere e radiazioni. Tutto dovrà essere testato prima di pensare a una missione sul posto.
Un salto avanti per l’astrofisica
Un’antenna gravitazionale sulla Luna potrebbe rivoluzionare il modo in cui osserviamo l’universo. Diversamente dagli strumenti sulla Terra, il ricevitore lunare sarebbe in grado di captare segnali da distanze cosmiche molto più grandi. “La Luna è un laboratorio naturale”, sottolinea Marco Tavani, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. “Qui non c’è atmosfera e non ci sono terremoti come da noi. Questo offre una sensibilità senza pari”. Oltre alle onde gravitazionali, la stazione potrebbe raccogliere dati preziosi sulla struttura interna del satellite e sui “moonquakes”, i terremoti lunari ancora poco conosciuti.
I tempi e le prospettive: si guarda oltre il 2027
La strada è ancora lunga. Gli studi finanziati copriranno il biennio 2026-2027, ma il consorzio punta già a prolungare le attività oltre quella scadenza. “Siamo solo all’inizio”, ammette Coccia. “Serviranno altri fondi e una collaborazione internazionale molto ampia”. L’obiettivo finale è installare la prima antenna entro il prossimo decennio, magari in collaborazione con le missioni Artemis della NASA o con i programmi di Cina e India.
L’Italia al centro della ricerca spaziale
Per l’Italia è un segnale chiaro: il nostro Paese resta protagonista nella ricerca spaziale europea. Negli ultimi anni abbiamo investito tempo e risorse in tanti progetti internazionali, dal telescopio spaziale Euclid alle missioni ExoMars e BepiColombo. Ora la sfida si sposta sulla Luna, con una tecnologia che può aprire una nuova stagione per l’astrofisica delle onde gravitazionali. “Non è solo una questione di prestigio”, conclude Tavani. “È la prova che la scienza italiana può guidare l’innovazione anche fuori dal nostro pianeta”.
