Araghchi svela: gli Stati Uniti non hanno mai chiesto l’arricchimento zero

Araghchi svela: gli Stati Uniti non hanno mai chiesto l'arricchimento zero

Araghchi svela: gli Stati Uniti non hanno mai chiesto l'arricchimento zero

Matteo Rigamonti

Febbraio 20, 2026

Ginevra, 20 febbraio 2026 – Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha voluto mettere subito in chiaro una cosa: gli Stati Uniti non hanno chiesto a Teheran di fermare del tutto l’arricchimento dell’uranio. Lo ha detto questa mattina in diretta al programma Morning Joe della Msnbc, una precisazione ripresa anche da Iran International, dopo che nelle ultime ore erano circolate voci su una presunta richiesta americana di cancellare il programma nucleare iraniano.

Ginevra, colloqui serrati ma nessuna richiesta di stop totale all’uranio

Secondo Araghchi, i recenti incontri a Ginevra tra Iran e Stati Uniti si sono svolti in un clima “costruttivo”. Le delegazioni avrebbero trovato un’intesa sui “principi guida” per un possibile accordo sul nucleare. E soprattutto, ha ribadito, gli Usa non hanno chiesto l’eliminazione totale dell’arricchimento. Un punto che smentisce le indiscrezioni circolate nella notte. Detto questo, la situazione rimane complicata: anche l’Iran, ha aggiunto il ministro, non ha offerto di mettere in pausa l’arricchimento. Insomma, la trattativa resta tutta da giocare.

Il nodo centrale: garantire un programma nucleare “pacifico”

Al centro del confronto, ha spiegato Araghchi, c’è la necessità di assicurare che il programma nucleare iraniano resti “pacifico”. “Stiamo discutendo su come garantire che l’arricchimento sia e rimanga sempre a scopo civile”, ha detto il ministro. Una linea che riflette la posizione ufficiale di Teheran, da anni impegnata a difendere il diritto all’energia atomica civile, ma che continua a far preoccupare la comunità internazionale per i rischi di proliferazione.

Reazioni internazionali e il clima diplomatico a Ginevra

L’arricchimento dell’uranio resta uno dei temi più delicati nei rapporti tra Iran e Occidente. Dopo anni di tensioni e sanzioni, negli ultimi mesi si è aperto uno spiraglio per riprendere il dialogo. Fonti europee presenti a Ginevra confermano che i colloqui sono ancora “in una fase interlocutoria”, senza però passi indietro rispetto agli impegni presi con l’accordo nucleare del 2015 (JCPOA). Da Washington, intanto, nessun commento ufficiale sulle parole di Araghchi, almeno fino alle 10 di questa mattina ora italiana.

Tra sospetti e aperture, le posizioni restano distanti

L’Iran insiste: il suo programma nucleare serve solo a scopi civili. Gli Stati Uniti, invece, chiedono garanzie chiare e controlli stringenti. “Non c’è stata alcuna richiesta di azzeramento dell’arricchimento”, ha ribadito Araghchi rispondendo a una domanda diretta in tv. Una frase pensata per rassicurare sia l’opinione pubblica iraniana sia i partner internazionali. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali restano molte domande aperte: quali saranno i limiti tecnici all’arricchimento? Chi controllerà il rispetto degli accordi? E cosa succederà in caso di violazioni?

Prossimi incontri e attese per un’intesa

Fonti vicine al dossier confermano che le delegazioni torneranno a sedersi al tavolo nelle prossime settimane. L’obiettivo è chiaro: trovare un accordo che permetta all’Iran di continuare le attività nucleari per scopi civili, sotto un controllo internazionale stretto. “Stiamo lavorando per arrivare a una soluzione condivisa”, ha detto un funzionario europeo al termine della sessione notturna. A Teheran, intanto, la notizia che Washington non ha chiesto lo stop totale all’arricchimento è stata accolta con prudenza dai media locali. Solo quando tutto sarà scritto nero su bianco si potrà parlare di vera svolta.

La comunità internazionale osserva, la strada resta lunga

La partita è ancora aperta. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) segue la situazione con attenzione. Gli esperti sottolineano che ogni progresso nei negoziati potrebbe avere ripercussioni non solo in Medio Oriente, ma sull’equilibrio globale. Per ora, una certezza: nessuna delle due parti sembra pronta a cedere sui punti chiave. E la via per un nuovo accordo è ancora lunga e tortuosa.