Washington, 20 febbraio 2026 – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha messo un punto fermo ieri nella lunga battaglia sui dazi imposti da Donald Trump durante il cosiddetto “Liberation Day”. Con sei voti a favore e tre contrari, ha bocciato la decisione dell’ex presidente di applicare nuove tariffe, spegnendo così mesi di discussioni e incertezze sulle reali competenze presidenziali in tema di commercio estero.
Dazi Trump, la Corte si divide e dice no
Tutto ruota attorno a una scelta controversa: Trump aveva usato l’International Emergency Powers Act per giustificare i nuovi dazi su prodotti importati. Una mossa che aveva fatto discutere non solo i partner commerciali degli Stati Uniti, ma anche molti parlamentari. La Corte, guidata da John Roberts, ha deciso che quella legge non dà al presidente l’autorità per misure di questo tipo. “Non si può interpretare l’emergenza nazionale in modo così ampio da coprire la normale politica commerciale”, si legge nelle motivazioni.
Conservatori divisi: tre giudici contrari ai dazi
A sorprendere è stata la maggioranza: con i tre giudici progressisti, hanno detto no anche Roberts (nominato da George W. Bush) e due magistrati scelti da Trump, Amy Coney Barrett e Neil M. Gorsuch. Una spaccatura significativa, che per molti segnala tensioni interne sulla linea tra potere esecutivo e controllo della magistratura. “Dobbiamo assicurarci che nessun presidente superi i limiti imposti dalla Costituzione”, ha spiegato una fonte vicina alla Corte.
Reazioni contrastanti: Casa Bianca delusa, Congresso spaccato
Poco dopo la sentenza, la Casa Bianca ha espresso “rammarico”, sottolineando che i dazi volevano “proteggere gli interessi nazionali in un momento di crisi”. In Parlamento, invece, le risposte sono state più variegate: alcuni repubblicani hanno parlato di “intrusione della magistratura”, mentre i democratici hanno accolto la decisione con un certo sollievo. “La sentenza conferma la separazione dei poteri”, ha commentato la senatrice Elizabeth Warren.
I tre giudici favorevoli ai dazi
A sostegno di Trump sono rimasti solo tre giudici: Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh. Nelle loro motivazioni, hanno ricordato che l’International Emergency Powers Act dà al presidente ampi margini di manovra quando si tratta di minacce alla sicurezza nazionale. “Limitare questo potere potrebbe indebolire la capacità degli Stati Uniti di reagire rapidamente in situazioni di emergenza”, ha scritto Alito nella sua opinione dissenziente.
Cosa cambia per l’economia e la diplomazia
La bocciatura avrà effetti immediati sugli scambi commerciali con l’Asia e l’Unione Europea, principali destinatari delle tariffe contestate. Fonti del Dipartimento del Commercio sottolineano che ora si apre la strada a un possibile riavvio delle trattative con Bruxelles e Pechino, che avevano minacciato ritorsioni. “È un segnale chiaro a favore del libero scambio”, ha detto un funzionario europeo a Washington.
Il ‘Liberation Day’, il punto di partenza della battaglia
I dazi erano stati annunciati da Trump lo scorso anno, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. L’ex presidente aveva definito quella giornata una “liberazione economica” dagli squilibri globali. Le opposizioni avevano subito contestato la legittimità della misura, dando il via a una lunga battaglia legale conclusa ieri con la sentenza della Corte Suprema.
Un equilibrio fragile tra poteri in gioco
La sentenza arriva in un momento delicato per la politica americana, con le elezioni presidenziali all’orizzonte e un dibattito sempre più acceso sul ruolo del presidente. Secondo esperti, il verdetto è un avvertimento chiaro: “Nessun leader può agire senza limiti”, ha confidato un ex consigliere della Corte. Solo così si potrà capire davvero dove passa la linea tra emergenza e gestione ordinaria negli Stati Uniti.
