Milano, 20 febbraio 2026 – In Italia, la precarietà contrattuale tra i giovani continua a pesare sui redditi e sulle prospettive di autonomia, nonostante i dati sull’occupazione tocchino livelli record. Secondo il focus “giovani e lavoro” dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, presentato oggi e curato da Kkienn connecting people and companies, il 44% degli under 35 guadagna meno di 1.500 euro netti al mese, mentre solo il 27% supera i 2.000 euro. Una fotografia che mostra una generazione ancora alle prese con stipendi bassi e forte precarietà, soprattutto tra le donne.
Contratti atipici: la piaga della precarietà
Il dato più significativo del rapporto è la quota di contratti non tradizionali: il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ne ha uno, contro il 15% degli adulti. La situazione è ancora più critica tra le giovani donne, dove la percentuale supera il 40%. “Nelle piccole aziende – racconta una giovane intervistata a Bologna – spesso si sta con poche tutele e poche speranze di crescita”. Questo si riflette direttamente sui salari: più della metà delle lavoratrici under 35 prende meno di 1.500 euro netti al mese (56%), mentre tra i coetanei uomini la quota scende al 35%. Un terzo delle ragazze, inoltre, non riesce a mantenersi senza l’aiuto della famiglia.
Lavoro, una ricerca senza sosta e fiducia a due velocità
La precarietà si accompagna a una ricerca quasi continua di un nuovo impiego: il 46% dei giovani occupati sta cercando attivamente lavoro. Tra gli adulti la percentuale cala al 36%, segno di un rapporto diverso con la stabilità. “Cambiare lavoro ormai è la norma”, confida Marco, 29 anni, impiegato a Torino. Eppure, la fiducia di trovare un lavoro che soddisfi resta solo moderata: il 49% degli under 35 è ottimista, ma con forti differenze di genere. Tra i ragazzi la fiducia arriva al 59%, mentre tra le ragazze scende al 38%. Intorno ai trent’anni, la fiducia femminile crolla per risalire solo in seguito.
Come si cerca lavoro oggi: tra web e passaparola
Rispetto al passato, i giovani si affidano sempre di più al digitale per trovare lavoro: il 52% consulta annunci online, il 33% usa i social, il 21% si affida a app dedicate. Il passaparola resta importante (32%), così come i contatti con agenzie e recruiter (24%). L’online è ormai il canale principale, cresciuto dal 35% al 73% in pochi anni, mentre il metodo tradizionale perde terreno. “Ho trovato il mio lavoro grazie a LinkedIn”, racconta Chiara, 26 anni, di Napoli. Cambiare impiego è un’esperienza comune: il 61% degli under 35 ha già cambiato almeno una volta, una cifra simile agli adulti.
Le priorità dei giovani: equilibrio e retribuzione giusta
Quando si tratta di aspettative, i giovani mettono davanti tutto il benessere complessivo: equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita sono fondamentali per oltre l’80%. L’autorealizzazione segue da vicino (70-80%), mentre ambizione e competizione perdono terreno. La paga netta ritenuta giusta si aggira intorno ai 2.000 euro al mese. Per molti pesa di più il diritto al tempo libero che lo smart working: orari flessibili (56%), weekend liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%) sono richieste frequenti. Il 34% è disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio più alto pur di avere un migliore equilibrio.
Cosa pensano i giovani del lavoro: problemi e punti di forza
Le principali criticità segnalate sono stipendi bassi (60%), precarietà (46%), poca meritocrazia (41%) e una cultura manageriale arretrata (23%). Solo il 45% ha una fiducia medio-alta nel mercato del lavoro. Eppure, i giovani si vedono più preparati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più flessibili (50%) rispetto agli adulti, che però riconoscono più solidità ed esperienza.
Serve un nuovo patto tra generazioni
“Il focus sul lavoro mostra una generazione tutt’altro che disimpegnata, ma molto esigente”, commenta Vittorio Verdone, Chief Human Resources & Internal Communication Officer del Gruppo Unipol. Secondo Verdone, i giovani chiedono condizioni eque: “Una paga giusta, sicurezza, rispetto del tempo libero e vere opportunità di crescita”. Se queste mancano, cambiare lavoro diventa una scelta naturale. Le aziende che vogliono attirare talenti dovranno farci i conti.
