Il futuro della parità di genere: 123 anni di attesa secondo Penati

Il futuro della parità di genere: 123 anni di attesa secondo Penati

Il futuro della parità di genere: 123 anni di attesa secondo Penati

Matteo Rigamonti

Febbraio 20, 2026

Milano, 20 febbraio 2026 – Stamattina, nel cuore di Milano, si è svolto l’evento ‘Progetto Donna’, promosso dall’Ordine degli Ingegneri della provincia. Al centro del dibattito, la sfida della parità di genere nelle professioni tecniche. Di fronte a una platea composta da accademici, rappresentanti delle imprese e oltre duemila iscritte, ha preso la parola la presidente Carlotta Penati. “Secondo il Global Gender Gap Report 2025, ci vorranno ancora 123 anni per raggiungere la parità tra uomini e donne”, ha ricordato, mettendo in luce come la presenza femminile nei ruoli decisionali sia ancora molto limitata.

Donne ai vertici: numeri che parlano chiaro

I dati illustrati da Penati raccontano una realtà ben lontana dall’equilibrio. Nei Consigli di amministrazione italiani, le donne sono il 43%. Ma la percentuale cala drasticamente nei ruoli dirigenziali: secondo l’Inps, solo il 21,1% delle posizioni di vertice è occupato da donne. E tra gli amministratori delegati, la quota si riduce a un misero 2,2%. “Non basta esserci, bisogna avere voce e peso”, ha detto Penati. “Nei posti dove si decide davvero, le donne sono ancora un’esigua minoranza”.

Un cammino da costruire insieme

L’evento milanese vuole essere solo l’inizio. “Abbiamo chiamato 2.200 iscritte per questa giornata”, ha spiegato Penati, “perché vogliamo che siano proprio le donne a mettere a fuoco i problemi concreti”. Il senso del ‘Progetto Donna’ è avviare un percorso che l’Ordine porterà avanti nel tempo. Un momento pratico, animato dalla volontà di costruire non solo per oggi, ma anche per le generazioni future. “È una responsabilità che dobbiamo condividere”, ha aggiunto la presidente, “con un approccio diretto: trasformare il confronto in azioni concrete, promuovere proposte reali, creare alleanze e rete”.

Maternità e lavoro: un peso che pesa

Il nodo della conciliazione tra lavoro e famiglia resta centrale. “Dopo la nascita di un figlio, sette dimissioni su dieci riguardano le madri”, ha sottolineato Penati. La cura, ha spiegato, è una responsabilità che ricade soprattutto sulle donne e spesso viene vista come un valore aggiunto. Ma senza condizioni adeguate, il carico grava quasi sempre sulle lavoratrici. Questo si riflette anche nella rappresentanza: “Quante donne guidano gli ordini professionali? Solo 16 su 106”, meno del 18%.

Italia e Europa: divari ancora evidenti

Guardando all’Europa, la presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano ha evidenziato come in Italia il divario occupazionale tra uomini e donne resti alto, intorno al 19%, secondo le ultime rilevazioni Eurostat. Sul fronte salariale, invece, la differenza è più contenuta rispetto alla media europea. Ma il dato va interpretato con cautela: molte donne lavorano part-time, spesso per necessità. “Senza servizi adeguati – asili nido, scuole a tempo pieno, interventi strutturali – il lavoro femminile resta limitato”, ha osservato Penati.

Norme nuove e trasparenza sui salari

Qualcosa si muove anche nelle leggi. Il recente decreto legislativo del 5 febbraio, approvato dal Consiglio dei Ministri, recepisce la direttiva UE 970 e punta a rafforzare la parità di retribuzione tra uomini e donne. “Il salario è libertà”, ha ricordato Penati. Il provvedimento introduce il diritto a conoscere le retribuzioni e strumenti per garantire più trasparenza. “Forse è l’inizio di un cambiamento culturale che dobbiamo sostenere”, ha concluso la presidente.

Dati chiari per una parità vera

Per Penati, la parità non può restare un’idea vaga. “Va costruita con consapevolezza: si pianifica, si decide, si fa”, ha detto. Tutto parte dai dati: senza numeri precisi non si va avanti. “Oggi si parla tanto di intelligenza artificiale, ma i dati servono a capire e migliorare”, ha aggiunto. Serve un metodo chiaro, strumenti efficaci e la volontà di agire. Solo così – ha concluso – la parità di genere potrà diventare una vera responsabilità condivisa, non solo una bella frase.