Il telescopio Webb svela i segreti di una galassia antichissima

Il telescopio Webb svela i segreti di una galassia antichissima

Il telescopio Webb svela i segreti di una galassia antichissima

Giada Liguori

Febbraio 20, 2026

Cambridge (Massachusetts), 20 febbraio 2026 – A pochi 280 milioni di anni dal Big Bang, il telescopio spaziale James Webb ha scoperto una galassia antichissima, battezzata MoM-z14. La scoperta, guidata da Rohan Naidu del MIT, è stata pubblicata sull’Open Journal of Astrophysics e apre nuovi interrogativi sulla nascita delle prime strutture dell’universo.

Webb spinge lo sguardo oltre l’orizzonte cosmico

Il James Webb Space Telescope continua a spostare più in là i confini del cosmo che possiamo osservare. Questa volta ha puntato su una galassia la cui luce è partita da noi quasi 13,6 miliardi di anni fa. “Con Webb vediamo più lontano di quanto l’uomo abbia mai fatto. E quello che scopriamo è molto diverso da quello che ci aspettavamo”, ha detto Naidu. MoM-z14 non è solo antica, ma anche molto luminosa e contiene elementi chimici che non dovevano esserci.

Una galassia brillante, ma piena di sorprese

MoM-z14 si mostra più luminosa di quanto gli esperti avessero previsto. Ma il vero colpo di scena è la quantità di azoto trovata al suo interno. “A quel tempo, le prime stelle non avevano avuto modo di produrne così tanto”, spiegano gli autori dello studio. I modelli attuali dicono che servano tempi molto più lunghi per creare elementi più pesanti dell’idrogeno.

Le prime stelle non sono come le immaginiamo

La scoperta di MoM-z14 costringe gli scienziati a rivedere le idee sulle prime stelle. Secondo Naidu e il suo team, nell’universo primordiale potrebbero esserci state stelle gigantesche, con proprietà ancora sconosciute, capaci di produrre tanto azoto in poco tempo. “È un momento davvero emozionante”, ha detto Yijia Li, coautrice e docente alla Pennsylvania State University. “Webb ci sta mostrando quanto ci sia ancora da capire”.

Il redshift racconta la storia della luce

La luce di MoM-z14 arriva a noi spostata verso il rosso, un fenomeno chiamato redshift cosmologico. Questo spostamento, dovuto all’espansione dell’universo, allunga le onde luminose degli oggetti più lontani. Per MoM-z14, il redshift indica che stiamo guardando un oggetto nato quando l’universo era ancora un bambino.

Un enigma sempre più fitto

Questa galassia si aggiunge a un quadro che si complica sempre di più. Ogni nuova immagine da Webb porta dettagli inattesi. La presenza di elementi chimici “fuori tempo” rispetto ai modelli suggerisce che i processi di formazione stellare siano ancora poco chiari. “Quello che vediamo ora ci spinge a rimettere in discussione molte certezze sull’universo primordiale”, ha confidato Naidu.

Cosa ci aspetta da qui in avanti

Gli astronomi stanno raccogliendo altri dati su MoM-z14 e galassie simili scoperte da Webb. La domanda è se l’azoto sia un caso isolato o una caratteristica comune nelle prime fasi dell’universo. Nel frattempo, la comunità scientifica aspetta nuove risposte, consapevole che ogni scoperta apre la strada a nuove domande. Come sempre nello spazio, solo il tempo e strumenti più avanzati potranno svelare i misteri delle origini cosmiche.