Prato, 20 febbraio 2026 – Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato è partita una rassegna che fa riflettere: dal 19 febbraio al 2 aprile va in scena “I Tulipani dell’Iran – Cinema Resistente Iraniano”. Un ciclo di film, incontri e dibattiti che raccontano la dura realtà che vive oggi la popolazione iraniana. L’evento nasce dalla collaborazione tra le associazioni Donne Libere Iraniane, Movimento Donna Vita Libertà e Mabuse Cineclub. L’obiettivo è raccontare, attraverso il cinema, le proteste e le rivolte che hanno segnato l’Iran, mettendo in luce soprattutto la repressione del regime.
Sette serate per capire la resistenza iraniana
Ogni giovedì, dalle 20 in poi, il pubblico è invitato a partecipare a uno dei sette appuntamenti. Prima dei film, si crea un momento conviviale: tè e dolci tipici per chiacchierare e scambiare opinioni. Poi, si spengono le luci e sullo schermo scorrono immagini di pellicole premiate a Cannes, Locarno, Venezia e Berlino. Sono tutte in persiano, con i sottotitoli in italiano. La scelta dei film non è casuale: ciascuno offre uno sguardo diretto sulle tensioni sociali, le speranze e le paure di un Paese che lotta da decenni.
Il cinema come voce contro la repressione
“Questa rassegna dà voce a chi in Iran sta combattendo perché la repressione non resti nascosta”, dicono gli organizzatori. Si parla di giovani e donne che negli ultimi anni hanno sfidato apertamente il regime degli ayatollah. Dal 1979, anno della rivoluzione che portò Khomeini al potere, fino a oggi, l’Iran ha attraversato una lunga stagione di proteste spesso soffocate nel sangue: omicidi, arresti senza processo, torture, condanne a morte. Una realtà dura, che diventa ogni giorno un racconto da non dimenticare.
Si parte con “Un semplice incidente” di Panahi
Ad aprire la rassegna, giovedì 19 febbraio, è stato “Un semplice incidente” di Sohrab Shahid Saless. Un titolo che già dice molto: la vita sotto un regime oppressivo è fragile, può spezzarsi in un attimo. I protagonisti del film non si arrendono alla disumanizzazione imposta dal potere. Come sottolineano gli organizzatori, questa scelta “fa la differenza tra chi resiste e chi invece rappresenta la barbarie del regime”. Il film, proiettato in lingua originale, porta lo spettatore dentro le difficoltà quotidiane di chi vive in Iran, tra paura e voglia di libertà.
Tra passato e presente, un racconto che continua
Il ciclo attraversa quasi cinquant’anni di storia, dal 1979 fino alle proteste più recenti. Ogni serata non si limita a mostrare il passato, ma aggiorna anche sulle condizioni attuali del Paese. Dopo i film, spazio ai dibattiti con attivisti, studiosi e testimoni diretti, tra cui esponenti della diaspora iraniana in Italia. “La paura e l’angoscia che il regime fa vivere ai giovani iraniani vanno combattute”, ha spiegato una rappresentante del Movimento Donna Vita Libertà.
Non solo cinema: un impegno civile
L’obiettivo degli organizzatori è chiaro: “Non si può più accettare la disumanizzazione che il regime impone da 47 anni al popolo iraniano”. La rassegna vuole far conoscere e sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su una realtà spesso dimenticata. Il Centro Pecci, già attento alle questioni sociali, si conferma così un luogo di dialogo e resistenza culturale.
Come partecipare
Gli appuntamenti de “I Tulipani dell’Iran” sono aperti a tutti. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti; le proiezioni iniziano intorno alle 20.30. Per informazioni sul programma e sugli ospiti si può consultare il sito del Centro Pecci o contattare direttamente le associazioni organizzatrici. Un’occasione, dicono gli organizzatori, per “non lasciare che la repressione resti nell’ombra” e per conoscere storie di coraggio e resistenza che vengono da lontano ma parlano a tutti.
