Milano, 20 febbraio 2026 – Arriva oggi nelle sale italiane “Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire”, il nuovo film di Gus Van Sant. Il regista torna a raccontare la provincia americana e le sue tensioni più sottili. Il film, un crime thriller ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1977 a Indianapolis, segue la storia di Tony Kiritsis: un uomo qualunque, sommerso dai debiti, che sequestrò il dirigente di una società di mutui, legandolo a un fucile con un filo di acciaio. Un gesto disperato che per quasi tre giorni tenne milioni di americani incollati alla televisione.
Un sequestro che ha cambiato la cronaca americana
Bill Skarsgård è Tony Kiritsis, mentre Dacre Montgomery interpreta l’ostaggio, un dirigente della Meridian Mortgage Co. La dinamica del sequestro — un filo d’acciaio stretto intorno al collo della vittima e collegato al grilletto di un fucile a canne mozze — fu così crudele e ingegnosa da trasformare il caso in un evento mediatico senza precedenti. “Se si fosse mosso anche solo un po’, sarebbe partito il colpo”, ricorda la produttrice Veronica Radaelli, che da sedici anni vive a Los Angeles ed è oggi il braccio destro del produttore indipendente Cassian Elwes.
Media sotto assedio, storia in diretta
Il film, scritto da Austin Kolodney, non racconta solo la tensione del sequestro, ma mette al centro il ruolo dei media. Per la prima volta, tv e giornalisti seguirono in diretta ogni mossa, assediando l’appartamento dove Kiritsis si era barricato. “La sceneggiatura ci ha subito colpiti”, spiega Radaelli. “Era il momento giusto per tornare su una storia in cui il piccolo uomo sfida il sistema e lo mette in crisi. E per mostrare come i media abbiano trasformato un sequestratore in una specie di anti-eroe”.
Van Sant e una produzione con radici italiane
La scelta di affidare la regia a Van Sant è arrivata dopo mesi di ricerche e cambi di direzione. “Abbiamo cercato a lungo il regista giusto”, racconta Radaelli. “Poi, quasi per caso, Cassian ha incontrato Gus alla Soho House. Gli ha dato la sceneggiatura e lui ci ha richiamati il giorno dopo: ‘Sono con voi, quando si parte?’”. Le riprese sono iniziate subito: venti giorni intensi a Louisville, Kentucky, durante una delle ondate di gelo più forti degli ultimi vent’anni, e una giornata a Los Angeles per le scene con Al Pacino, che interpreta il padre della vittima e direttore della società di mutui.
Un’estetica che riporta agli anni Settanta
Per restituire l’atmosfera di quegli anni, il direttore della fotografia Arnaud Potier ha usato vere broadcast camera degli anni Settanta, adattate al digitale ma con le lenti originali. “Volevamo mantenere la grana e il feeling autentico”, sottolinea Radaelli. Il risultato è un racconto visivo che mescola immagini moderne, materiali d’archivio e fotografie scattate sul set dalla toscana Stefania Rosini. “Alla fine delle riprese abbiamo regalato a Gus un libro con quelle foto”, ricorda la produttrice. “Il giorno dopo l’editor ci ha chiamati: ‘Le voglio tutte’. Così sono finite nel montaggio finale”.
Un film che parla anche all’Italia
Dietro le quinte, la presenza italiana è forte: dalla produzione alla fotografia fino ad alcune location. “Questo progetto ci è davvero entrato nel cuore”, confida Radaelli. “Gus Van Sant ha avuto la sensibilità giusta per raccontare territori umani complessi”. Eppure, anche se la storia si svolge in America, il film parla anche al pubblico italiano: la tensione tra individuo e sistema, il ruolo dei media, la forza delle storie vere.
“Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire” arriva oggi nei cinema italiani con la promessa di riportare sul grande schermo una pagina dimenticata della cronaca americana – e di farlo con uno sguardo nuovo, capace di intrecciare memoria collettiva e riflessione contemporanea.
