Torino, 21 febbraio 2026 – Fare in fretta con l’intelligenza artificiale nei settori produttivi e potenziare la capacità del Paese di creare tecnologie proprie: sono questi i due punti chiave del primo Piano Strategico 2026-2030 dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), presentato oggi a Torino durante Officine d’Intelligenze, il primo forum nazionale dedicato all’IA per l’industria. Un documento che, come ha spiegato il presidente Marco Gallo, “vuole trasformare l’intelligenza artificiale da promessa sperimentale a strumento concreto per la competitività delle imprese italiane”.
Obiettivi netti: innovazione e autonomia
Il Piano Strategico AI4I traccia una strada chiara: portare l’IA fuori dai laboratori e dentro le fabbriche, negli uffici, nei processi di tutti i giorni. Non più solo progetti pilota o esperimenti isolati, ma una leva vera per far crescere le aziende. “L’obiettivo – ha detto Gallo – è far diventare l’IA parte della routine delle imprese, così da aumentare produttività e competitività”. Allo stesso tempo, il piano punta a rafforzare tutta la filiera nazionale, formando competenze e sviluppando soluzioni proprietarie per garantirsi autonomia tecnologica nel tempo.
Laboratori e investimenti: il motore è già acceso
La strategia non resta sulla carta. Sono già attivi 10 laboratori in settori chiave: automazione, robotica avanzata, sistemi autonomi, miglioramento di prodotti e processi, ciclo del software e cybersecurity. Nel 2026 le prime strutture saranno pienamente operative; la rete di trasferimento tecnologico sarà rafforzata per arrivare, entro il 2030, a circa 30 laboratori di ricerca e sviluppo. Sul fronte economico, il piano fissa obiettivi precisi: 4 milioni di euro di ricavi esterni come primo traguardo, oltre 10 milioni nel medio-lungo periodo.
AI Foundry e piattaforme: le infrastrutture del futuro
Al centro di tutto ci sarà la AI Foundry: nel 2026 partiranno sia la piattaforma operativa sia l’infrastruttura di calcolo ad alte prestazioni (HPC). Nel 2027 è prevista l’integrazione nel progetto europeo delle Gigafactory, un passaggio che – dicono i promotori – potrebbe dare una spinta decisiva all’intero settore. Intanto si rafforza Suk, la piattaforma che mette in contatto domanda e offerta di soluzioni IA, con l’obiettivo di superare le 200 collaborazioni all’anno.
Partnership e filiera: una rete che cresce
Il sistema di collaborazioni è ampio e variegato. Accanto a realtà come l’Istituto Italiano di Tecnologia, le fondazioni CRT e Compagnia di San Paolo, si sta formando un asse industriale che punta su casi concreti e scalabili. È già attivo un Joint Lab con Leonardo, mentre l’accordo con Fastweb+Vodafone segue la stessa strada. Non mancano le collaborazioni con università e competence center come Made4.0, a conferma di una rete che vuole coprire tutta la filiera: dalla ricerca fino all’uso industriale.
Competenze e lavoro: il territorio al centro
Un altro punto fondamentale è la formazione. Il piano prevede corsi mirati per studenti, ricercatori e lavoratori già in azienda. “Solo investendo sulle persone – ha spiegato la direttrice scientifica Francesca Rossi – possiamo far sì che l’innovazione sia davvero inclusiva e sostenibile”. L’impatto sul territorio si vedrà anche in termini di lavoro: secondo l’Istituto, entro il 2030 potrebbero nascere più di 2.000 nuovi posti qualificati.
Sfide e orizzonti
La vera sfida è trasformare le ambizioni in fatti concreti. “Non basta avere tecnologia avanzata – ha ammesso Gallo – serve un ecosistema che sappia usarla al meglio”. Il Piano Strategico AI4I è un primo passo in questa direzione. Ora tocca a imprese, università e enti pubblici fare squadra. Solo così – tra laboratori, piattaforme e nuove competenze – l’intelligenza artificiale potrà diventare davvero un motore per la competitività dell’Italia.
