Houston, 21 febbraio 2026 – La Nasa ha indicato il 6 marzo come possibile giorno per il lancio della missione Artemis II, che porterà quattro astronauti a orbitare attorno alla Luna dopo più di cinquant’anni dall’ultima volta con Apollo. L’annuncio è arrivato nella notte tra il 19 e il 20 febbraio, durante una conferenza stampa al Kennedy Space Center, dove si è appena conclusa la prova generale del lancio.
Artemis II, la prova generale e cosa manca
Lori Glaze, direttrice della Divisione Missioni per i sistemi di esplorazione della Nasa, ha raccontato che nella simulazione sono state portate a termine tutte le operazioni di rifornimento del razzo e le attività di chiusura, rispettando i tempi previsti. “Abbiamo rispettato la tabella di marcia”, ha detto Glaze, avvertendo però che la revisione dei dati è appena iniziata e serviranno ancora alcuni giorni per completare i controlli.
Nonostante l’aria ottimista tra i tecnici, il lancio del 6 marzo non è ancora certo. “Non potremo partire prima di quella data”, ha precisato Glaze, “perché ci sono ancora verifiche da fare, compresa la revisione finale della preparazione al volo”. Questa fase, spiegano dalla Nasa, richiederà qualche giorno e coinvolgerà sia il team a terra che l’equipaggio.
Quarantena e arrivo degli astronauti
Nel frattempo, i quattro astronauti scelti per la missione – i cui nomi sono noti da tempo – sono entrati in quarantena. Una misura standard per ridurre al minimo i rischi di infezioni prima del lancio. Il loro arrivo al Kennedy Space Center è previsto cinque giorni prima del decollo, quindi intorno al 1° marzo. Nei corridoi del centro spaziale si sente una tensione fatta di attesa e concentrazione: ogni dettaglio è sotto controllo, ogni procedura viene ripetuta più volte.
Un ingegnere coinvolto nella preparazione ha confidato che “l’atmosfera ricorda quella delle grandi missioni di una volta: c’è entusiasmo, ma anche la consapevolezza che ogni passaggio deve essere perfetto”. La quarantena non è solo una formalità. “Vogliamo essere sicuri che nulla metta a rischio la salute degli astronauti”, ha spiegato un medico della Nasa.
Un ritorno atteso da cinquant’anni
La missione Artemis II è un passaggio fondamentale nel programma americano per tornare sulla Luna. L’ultima volta che un equipaggio umano si è spinto così vicino al nostro satellite era dicembre 1972, con Apollo 17. Da allora, nessuno ha più lasciato l’orbita terrestre. Ora, con Artemis II, la Nasa vuole mettere alla prova tutte le procedure in vista dello sbarco vero e proprio, previsto nelle missioni successive.
Il viaggio attorno alla Luna durerà circa dieci giorni. Gli astronauti – tre uomini e una donna – dovranno testare i sistemi della capsula Orion e raccogliere dati importanti per la sicurezza delle prossime missioni lunari. “Sappiamo quanto è importante questo volo”, ha detto uno degli astronauti in una recente intervista. “Ma restiamo concentrati sul lavoro di ogni giorno: c’è sempre qualcosa da imparare”.
Le tappe che ci separano dalla Luna
La prossima settimana sarà dedicata alla revisione finale della preparazione al volo. Solo dopo questa fase e una valutazione completa dei dati della prova generale, la Nasa potrà confermare ufficialmente la data del lancio. Eventuali problemi tecnici o condizioni meteo avverse, sempre possibili in queste operazioni, potrebbero far slittare il calendario.
Intanto, tra i tecnici del Kennedy Space Center e gli appassionati di tutto il mondo cresce l’attesa per un evento che segna una nuova pagina nell’esplorazione spaziale americana. “Siamo pronti a scrivere un nuovo capitolo”, ha detto Lori Glaze durante la conferenza stampa. Questa volta, la Luna sembra davvero più vicina.
