Washington, 21 febbraio 2026 – L’economia americana ha chiuso il 2025 con un +2,2% di crescita, un passo indietro rispetto al +2,8% dell’anno precedente, secondo i dati diffusi ieri dal Dipartimento del Commercio. Nel quarto trimestre, il PIL è cresciuto solo dell’1,4%, penalizzato dallo shutdown federale che ha bloccato molte attività pubbliche tra novembre e dicembre.
Crescita frenata dallo shutdown
Il +1,4% del quarto trimestre ha sorpreso chi si aspettava una ripresa più decisa dopo la riapertura degli uffici federali. “La chiusura prolungata ha pesato sulle spese pubbliche e sui consumi, soprattutto dove lo Stato ha più peso”, ha spiegato ieri pomeriggio Janet Yellen, segretaria al Tesoro, durante una conferenza a Capitol Hill. La ripresa, ha aggiunto, “è solida ma prudente”. Solo a gennaio gli uffici pubblici hanno ripreso a pieno ritmo, con effetti a catena su fornitori e lavoratori temporanei.
Inflazione più alta del previsto
Sul fronte prezzi, l’inflazione americana misurata dall’indice PCE (Personal Consumption Expenditure), il parametro preferito dalla Federal Reserve, è salita a dicembre al 2,9% su base annua, superando il 2,8% previsto dagli analisti. Ancora più rilevante il dato “core”, che esclude energia e alimentari: +0,4% rispetto a novembre e +3,0% su base annua. Anche qui, le attese erano più basse.
“L’inflazione resta dura in settori chiave come i servizi e gli affitti”, ha ammesso Jerome Powell, presidente della Fed, durante un’audizione al Congresso. Powell ha ribadito che la banca centrale “seguirà da vicino l’andamento dei prezzi”, lasciando intendere che per ora i tagli ai tassi non sono all’orizzonte.
Mercati in movimento e scenari futuri
La pubblicazione dei dati ha subito mosso i mercati. A Wall Street, l’indice S&P 500 ha chiuso in leggero calo, mentre il rendimento dei titoli di Stato a dieci anni è salito al 4,25%, segno che gli investitori scommettono su una politica monetaria ancora rigida. “Gli operatori temono che la Fed manterrà i tassi alti più a lungo del previsto”, ha commentato Michael Brown, analista di Wells Fargo.
Nel frattempo, il dollaro si è rafforzato contro euro e yen. Gli esperti spiegano che la crescita moderata unita a un’inflazione sopra il target riduce le chance di un allentamento della politica monetaria nei prossimi mesi.
Consumi e lavoro: luci e ombre
Sul fronte interno, i consumi mostrano segnali contrastanti. La spesa delle famiglie è aumentata, ma più lentamente rispetto alla prima metà del 2025. “Le famiglie americane sono diventate più caute”, osserva Sarah Johnson, economista di Moody’s Analytics. Il mercato del lavoro tiene, con un tasso di disoccupazione stabile intorno al 3,7%, anche se alcune aziende, soprattutto nel settore tech e retail, hanno annunciato tagli mirati.
Le incertezze per il 2026
Guardando avanti, gli analisti sono divisi sulle prospettive dell’economia americana. C’è chi prevede una crescita di nuovo sopra il 2%, chi teme che l’inflazione spinga la Fed a mantenere una linea dura più a lungo. “Molto dipenderà dai prezzi dell’energia e da quanto le imprese riusciranno a scaricare i costi sui consumatori”, spiega Johnson.
Intanto a Washington si lavora già alla prossima legge di bilancio. Il Congresso dovrà trovare un equilibrio tra stimolare la crescita e tenere sotto controllo la spesa pubblica. Solo allora si capirà se il rallentamento del 2025 è stato un episodio isolato o l’inizio di un periodo più complicato per la prima economia mondiale.
