Energia: le pmi italiane spendono 5,4 miliardi in più rispetto alla media Ue

Energia: le pmi italiane spendono 5,4 miliardi in più rispetto alla media Ue

Energia: le pmi italiane spendono 5,4 miliardi in più rispetto alla media Ue

Giada Liguori

Febbraio 21, 2026

Roma, 21 febbraio 2026 – Le micro e piccole imprese italiane che consumano meno di 2.000 MWh pagano ogni anno circa 5,4 miliardi di euro in più per l’energia elettrica rispetto alla media europea. A lanciare l’allarme è stato Marco Granelli, presidente di Confartigianato, durante il Forum in Masseria a Saturnia. Secondo Granelli, questo divario nasce da uno squilibrio strutturale nei costi delle bollette, che pesa soprattutto sulle imprese più piccole.

La stangata fiscale che schiaccia le piccole imprese

Granelli ha spiegato che la differenza principale tra le bollette italiane e quelle europee riguarda il carico fiscale e parafiscale, che per le piccole imprese italiane è più alto del 68% rispetto alla media UE nella stessa fascia di consumo. “È un peso che si fa sentire – ha detto il presidente di Confartigianato – soprattutto in un momento in cui la concorrenza internazionale è già difficile”.

I dati della confederazione mostrano come gli oneri per il sostegno alle energie rinnovabili incidano molto: in Italia ammontano a circa 10 miliardi di euro l’anno, presi in gran parte dalle bollette delle imprese.

Il paradosso che penalizza le microimprese

Il dato più allarmante, secondo Granelli, riguarda proprio come questo carico viene distribuito: “Il 40% degli oneri per le rinnovabili grava sulle bollette delle micro e piccole imprese, che però consumano solo il 25% dell’energia totale”. Un vero paradosso, che si traduce in una evidente ingiustizia. “L’80% del manifatturiero italiano è formato da microimprese con meno di 9 dipendenti. Una piccola azienda tessile paga oneri per le rinnovabili pari a 53 euro a megawattora; un’impresa più grande, dello stesso settore, con consumi oltre il milione di kWh all’anno, ne paga appena 5,5 euro. Questa sproporzione non si può più ignorare”, ha sottolineato Granelli.

Decreto bollette: un passo avanti, ma non basta

Sul tema è intervenuto anche il Governo con il recente decreto bollette, che prevede un aumento del 2% dell’Irap per le imprese energetiche, destinato a ridurre gli oneri per le PMI. Confartigianato ha accolto la misura con favore, ma la giudica insufficiente. “È un primo passo nella giusta direzione – ha ammesso Granelli – ma serve una soluzione stabile. Se vogliamo davvero colmare il divario energetico con l’Europa e rafforzare la competitività delle nostre aziende, dobbiamo riequilibrare i costi in bolletta”.

Per la confederazione, è necessario rivedere a fondo la struttura degli oneri: “Gli oneri per le rinnovabili a carico delle piccole imprese manifatturiere vanno tagliati”, ha ribadito Granelli, chiedendo una riforma definitiva, non temporanea.

Il peso sulla spina dorsale del made in Italy

Il problema non riguarda solo i bilanci aziendali, ma l’intero tessuto produttivo nazionale. In Italia, secondo dati Istat aggiornati al 2025, ci sono oltre 4 milioni di micro e piccole imprese, molte attive nei settori manifatturiero, artigianale e dei servizi. Per queste realtà, ogni euro risparmiato sulla bolletta può fare la differenza tra restare aperti o chiudere.

“Non possiamo più chiedere alle micro e piccole imprese di portare un peso così sbilanciato rispetto ai loro consumi”, ha concluso Granelli davanti ai partecipanti del Forum. La richiesta è chiara: una riforma vera degli oneri in bolletta, che riporti equità e sostenibilità al sistema energetico italiano.

Il dibattito resta aperto. Governo e associazioni di categoria devono ora trovare una soluzione che permetta alle imprese italiane di competere ad armi pari con quelle europee. Solo allora si potrà parlare di una vera svolta per il settore.