Bari, 21 febbraio 2026 – La giustizia italiana si trova a un bivio. Lunedì 23 febbraio, alle 10, nell’Aula Rossi dell’Università Lum Giuseppe Degennaro, andrà in scena un incontro-dibattito dal titolo “La giustizia italiana al bivio”. Al centro, il referendum confermativo sulla legge costituzionale che riguarda le “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Un momento pensato per mettere a fuoco una riforma che sta dividendo politica, università e società civile.
Scontro aperto sulla riforma: due schieramenti a confronto
L’iniziativa, promossa dall’Università barese, partirà con i saluti del rettore Antonello Garzoni. Subito dopo, toccherà a due ospiti che daranno un primo quadro della situazione: Riccardo Figliolia, segretario generale di Confimi Industria BaBifg, e Massimo Melpignano, responsabile nazionale di Konsumer Italia. Dal loro punto di vista, rispettivamente delle imprese e dei consumatori, racconteranno quali potrebbero essere gli effetti concreti della riforma. “Vogliamo partire dai fatti, guardando all’impatto reale”, spiegano gli organizzatori.
Ma il vero fulcro sarà il faccia a faccia tra i due fronti principali. Da un lato, il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, portavoce del Comitato del Sì. Dall’altro, Donatella Curtotti, ordinario di Procedura Penale e prorettore dell’Università di Foggia, che rappresenta il Comitato del No. Sono due nomi di peso nel mondo del diritto, chiamati a spiegare le loro ragioni davanti a studenti, docenti e operatori del settore.
Sì e No: tra speranze e preoccupazioni
Il viceministro Sisto ha già anticipato i punti chiave della riforma: “L’obiettivo è rendere più efficiente il sistema disciplinare della magistratura – ha detto – garantendo trasparenza e responsabilità, senza toccare l’autonomia dei giudici”. Una posizione che raccoglie consensi soprattutto tra chi da tempo chiede più chiarezza nei meccanismi di controllo interni alla magistratura.
Dall’altra parte, la professoressa Curtotti solleva dubbi importanti: “Temiamo che questa riforma possa mettere a rischio l’indipendenza della magistratura – ha spiegato – aprendo la porta a possibili pressioni esterne e riducendo le garanzie per i cittadini”. Un timore condiviso da molte voci dell’accademia e da alcune associazioni forensi, che vedono nella nuova Corte disciplinare un pericolo di politicizzazione.
Il pubblico chiama, gli esperti rispondono
Dopo i principali interventi, è prevista una sessione di domande e risposte con il pubblico. Un momento pensato per favorire il dialogo diretto tra cittadini e istituzioni. Così, chi sarà in aula potrà chiarire dubbi e sollevare questioni specifiche. Non è la prima volta che l’Università Lum ospita dibattiti su temi di questo tipo: lo scorso anno, un evento simile aveva richiamato oltre 200 persone.
A chiudere la mattinata sarà Massimiliano Lanzi, professore di Diritto Penale. Lanzi tirerà le somme, provando a delineare quello che potrebbe essere il futuro della giustizia italiana. Il dibattito sarà guidato dal giornalista Antonio Bucci, volto noto delle cronache giudiziarie pugliesi.
Un momento decisivo per la giustizia italiana
Il referendum sulla legge costituzionale è un passaggio chiave per il sistema giudiziario italiano. Negli ultimi cinque anni, secondo i dati del Ministero della Giustizia, sono cresciute le segnalazioni di procedimenti disciplinari contro i magistrati: nel 2025 ne sono stati aperti 312, contro i 278 del 2023. Numeri che alimentano il dibattito sulla necessità di cambiare qualcosa.
Ma tra gli esperti c’è anche chi invita a non correre troppo. “Serve equilibrio – confida un docente coinvolto nell’organizzazione – perché ogni modifica all’ordinamento giudiziario ha ripercussioni profonde sulla democrazia”. Lunedì mattina, nell’Aula Rossi, si vedrà se il confronto riuscirà a fare un po’ di chiarezza o se resteranno ancora molti interrogativi aperti.
