Hezbollah risponde al raid di Israele: la resistenza è l’unica opzione

Hezbollah risponde al raid di Israele: la resistenza è l'unica opzione

Hezbollah risponde al raid di Israele: la resistenza è l'unica opzione

Matteo Rigamonti

Febbraio 21, 2026

Beirut, 21 febbraio 2026 – Hezbollah ha scelto la strada della resistenza come unica risposta all’attacco israeliano che ieri ha colpito la regione orientale della Bekaa, uccidendo otto miliziani del movimento sciita. A dirlo senza giri di parole è stato Mahmud Qamati, figura di spicco del gruppo, intervenuto nel pomeriggio durante una manifestazione a Beirut trasmessa in diretta da Al-Manar.

Hezbollah risponde all’attacco nella Bekaa

L’attacco è avvenuto nelle prime ore di martedì e ha spezzato quella fragile tregua che da settimane teneva a bada le tensioni tra Israele e Hezbollah. Secondo fonti locali e confermato dal movimento, un raid aereo ha colpito un edificio vicino a Baalbek, nel cuore della valle della Bekaa, zona chiave per le attività logistiche del gruppo. Le vittime sono otto combattenti, identificate nelle ore successive. La notizia ha subito fatto salire la tensione a Beirut.

Quello che è successo ieri nella Bekaa è un nuovo massacro e un’aggressione senza precedenti”, ha detto Qamati davanti a centinaia di sostenitori radunati in piazza. Ha parlato di un’escalation che supera di gran lunga “ogni precedente livello di violenza contro il Libano”.

La risposta: “Non abbiamo altra scelta”

Nel suo discorso, Qamati non ha lasciato spazio a dubbi: “Che scelta ci resta per difenderci? Quale altra via oltre alla resistenza? Nessuna”. Parole nette, che secondo gli osservatori locali segnano una linea dura. Hezbollah conferma così di non voler cedere di fronte alle pressioni militari israeliane.

La manifestazione, iniziata nel primo pomeriggio nel quartiere Dahiyeh – storico feudo sciita – si è svolta in un clima teso ma senza incidenti. Testimoni raccontano di slogan contro Israele e bandiere gialle issate tra la folla. “Siamo qui per onorare i martiri”, ha detto un giovane militante, mentre sul palco si alternavano dirigenti e leader religiosi vicini al movimento.

Tensioni regionali e reazioni internazionali

L’attacco arriva in un momento già carico di tensioni tra Israele e Hezbollah. Negli ultimi mesi, la linea di confine tra Libano e Israele è stata teatro di scambi di artiglieria e raid mirati. Secondo l’esercito israeliano, l’operazione aveva come obiettivo “infrastrutture militari” usate dal gruppo per spostare armi e combattenti verso la Siria.

Il governo libanese ha condannato l’attacco, parlando di “violazione della sovranità nazionale”. Il ministro degli Esteri, Abdallah Bou Habib, ha chiesto l’intervento urgente dell’Onu per evitare un’escalation. “Il rischio di un conflitto più ampio è reale”, ha spiegato Bou Habib alla tv locale LBCI.

Hezbollah e il rischio di escalation

Hezbollah, considerato un’organizzazione terroristica da Stati Uniti e Unione Europea, mantiene una forte presenza militare nel sud del Libano e nella valle della Bekaa. Sostenuto dall’Iran, ha più volte avvertito che ogni attacco ai suoi membri sarà considerato “un atto di guerra”. La morte di otto combattenti, tra cui almeno due comandanti locali secondo fonti vicine al gruppo, potrebbe far esplodere una nuova spirale di violenza.

Nelle ultime ore, fonti diplomatiche occidentali hanno espresso preoccupazione. “Serve moderazione da entrambe le parti”, ha detto un portavoce dell’Unione Europea da Bruxelles. Intanto, sul terreno, le forze UNIFIL hanno aumentato i pattugliamenti lungo la Blue Line, il confine tracciato dalle Nazioni Unite tra Libano e Israele.

Il futuro del Libano resta incerto

Il clima a Beirut è carico di apprensione. Si teme che l’attacco possa scatenare nuove rappresaglie e mettere ancora più a rischio la fragile stabilità interna. In serata, Qamati ha ribadito: “La resistenza è l’unica strada che ci resta”. Una frase che si fa sentire in ogni angolo della capitale, dove la tensione resta alta e il timore di un nuovo scontro non accenna a diminuire.